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«Sono sicuro che Lorenzo adesso sia in paradiso»

Una folla commossa saluta il ragazzo di 26 anni stroncato da un malattia I suoi amici con le maglie con il suo volto, l’applauso e le grida a salutare il feretro

Massa

Difficile fare una stima esatta delle persone, perlopiù ragazzi giovanissimi, che hanno affollato il sagrato della chiesa parrocchiale Madonna Pellegrina a Cervara per dare l’ultimo saluto, venerdì pomeriggio, a Lorenzo Clavo, il ragazzo ventiseienne deceduto improvvisamente a causa di una crisi nata dalle complicazioni che una grave malattia, che l’aveva colpito quattro anni fa, gli aveva lasciato come strascico.

Si poteva stimare una folla di cinquecento persone, ma non sorprenderebbe scoprire che siano stati moltissimi di più. Una malattia importante, quella di Lorenzo, comparsa all’improvviso in un ragazzo atletico di un metro e novanta, che gli ha stroncato un futuro promettente nel calcio professionista (aveva giocato anche nella Carrarese e nel Messina).

Una marea di ragazzi hanno reagito in modo differente al dolore, forte ma sempre composto. Qualcuno indossava anche una maglietta bianca con stampato il viso sorridente di Lorenzo, altri parlavano, c’era chi piangeva e chi invece aveva scelto di rinchiudersi in un dolore privato, ma tutti erano accomunati dalla stessa espressione attonita del “perché sia successo”.

Benvoluto da tutti, in tanti conoscevano Lorenzo e, anche se solo per pochi istanti, Lorenzo è rivissuto in tutta la sua vitalità ed energia nei racconti degli insegnanti, degli amici, dei compagni di squadra e nei colleghi di lavoro. Un irreale silenzio ha atteso l’arrivo del feretro e uno scrosciante applauso ha accompagnato la sua entrata in chiesa, sorretto anche da Valerio e Marcello, i due fratelli del ragazzo.

Con la sorella Martina, la mamma Lori, nota impiegata postale, e il babbo Sabato, ferroviere in pensione, formavano una famiglia molto unita, stretta ancora di più da questo dolore immenso da accettare. Lo stesso dolore condiviso anche dalla nonna e dalla fidanzata Sofia.

Don Giuseppe Cipollini, parroco della chiesa di Cervara, ha improntato la funzione sul tema della speranza nella Resurrezione. «Sono sicuro che Lorenzo è in Paradiso ora, ne sono sicuro. Mi ricordo quando battezzai Lorenzo e diedi ai genitori il cero battesimale con il compito di illuminare la vita di questo ragazzo. La vita è un cammino che può essere più o meno lungo, ma esorto i giovani a riflettere sul valore della vita in ogni momento», ricordando poi la passione del ragazzo per la musica, essendo stato lui stesso ad avergli impartito alcune lezioni di chitarra. Ed è stata la chitarra lo strumento che ha accompagnato i canti della funzione, in uno stile giovanile forse proprio adatto a rendere omaggio a Lorenzo e ai suoi giovani amici.

Al suono di “Risorto, Risorto” il feretro lasciato la chiesa ed è stato sistemato in una delle due auto funebri in attesa, una delle quali faticava a contenere tutti i mazzi di fiori regalati. Un lunghissimo applauso accompagnava le lacrime e un gruppo di una decina di palloncini colorati con attaccata la foto e una dedica sono stati lasciati liberi nel cielo, come ultimo saluto.

Ancora un lungo interminabile applauso e grida riempivano l’attesa che si allontanasse l’auto che doveva accompagnare Lorenzo verso l’ultimo viaggio, ma che rimaneva sempre aperta. Il corpo veniva poi tumulato nel cimitero di Turano. —

DANIELA MARZANO