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Ucciso da un male a 26 anni: addio a Lorenzo, numero 1 per sempre

Una ricaduta dopo anni di lotte per il giovane massese. Ha giocato nell’Aullese, nell’Ortonovo, nel Messina e nella Carrarese

MASSA. «Non è possibile, non ci posso credere». Già, perché al “gigante buono” Lorenzo Clavo, 26 anni, non sembrava che ci fosse nulla che lo potesse fermare. E invece quella brutta malattia che lo aveva colpito anni fa, e per la quale era stato operato, è tornata con i suoi strascichi. E nessuno può davvero credere che il suo sorriso sia stato strappato via così giovane.

Una vita dedicata al calcio quella di Lorenzo. Da quando calcava i campi da piccolo cominciava a esserci una certezza. Il suo posto era davanti al rettangolo dei tre leghi bianchi, a difendere la rete. Perché il suo fisico statuario, la naturale prontezza e agilità avevano parlato prima di ogni altra decisione. Lorenzo era fatto per fare il portiere. Era un numero uno d’elezione.

E questo per tanti anni è stato il suo sogno. Inseguito con la tenacia di chi sa che al calcio professionistico ci si deve approcciare con convinzione, ma anche con il distacco necessario. È un mondo complicato, fatto di duro allenamento, di talento e di tanta fortuna. Lorenzo le prime due ce le ha messe tutte, ma la vita sulla terza è stata meno generosa con questo ragazzone dal sorriso buono.

Massese di nascita, ma calcisticamente cresciuto da altre parti. La maglia delle zebrette infatti non l’ha mai indossata, finendo però per girovagare per tante altre realtà del territorio. Fino ad indossare la maglia degli azzurri di Carrara, nella categoria Berretti dal 2009 al 2011. Ma nella sua breve carriera Lorenzo ha giocato anche nell’Ortonovo,nell’Aullese e nel Forte dei Marmi.

L’ultima stagione da professionista la gioca nel 2011/12 nel Messina, lontano da casa, oltre lo stretto. Ma con lo stesso sogno nel cuore. Difendere una porta e fare quello che più amava: giocare a calcio.

Purtroppo la vita aveva altri piani per lui. Qualche anno fa infatti Lorenzo è stato colpito da un tremendo male. La diagnosi era di quelle da fare rabbrividire, ma Lorenzo non si è mai perso d’animo. La voglia di vivere era più forte di ogni cosa. «Si vive una volta sola», il motto per andare avanti.

E così il calvario delle cure, dei medici, degli ospedali.Alla fine Lorenzo deve anche operarsi. Al suo fianco ci sono i tanti amici, la famiglia, i fratelli e la sorella, la compagna. Ha paura Lorenzo ma ha anche voglia di battersi fino alla fine, senza mollare un centimetro. L’operazione riesce, ma il male è di quelli forti. Lascia degli strascichi, crisi difficili con le quali il ragazzo deve convivere. Ma con la sua grande forza di volontà riesce a tenergli testa e andare avanti. Negli ultimi giorni però arriva il peggioramento e una crisi che non gli lascia scampo. Come un fulmine al sette, là dove non si può arrivare. «Un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia», cantava Francesco De Gregori. Lorenzo le aveva tutte: da portiere e da uomo. Ma ci sono tiri purtroppo che sono imparabili. Per chiunque.

«Un ragazzo umile, fisico da granatiere, splendido per educazione e modo di fare». Così lo ricorda il suo preparatore ai tempi della Carrarese Gianpaolo Pinna. «La notizia mi ha gelato il sangue: era un ragazzo timido, con il sorriso. Mai arrogante o fuori luogo. Era davvero un piacere stare con lui, sono vicino alla famiglia».

«Era un ragazzo molto educato - lo ricorda il compagno di reparto e squadra Andrea Carpita - io ci ho giocato quando era giovane e approdava nel calcio “dei grandi” a Forte.Quell’anno calcistico è stato molto tribolato, abbiamo cambiato 5 allenatori, ma qualsiasi cambiamento veniva preso con il sorriso da lui, perché voleva imparare il mestiere e lo faceva con grande umiltà». I funerali venerdì 7 alle 16,15 alla chiesa Madonna Pellegrina a Cervara.