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«La gestione delle cave deve essere del pubblico»
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«La gestione delle cave deve essere del pubblico»

Ricciardi: «Norme e prescrizioni non sono riuscite a fermare i problemi». Confronto con il segretario Cgil Brotini: «Intanto bisogna fare rispettare le norme

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Gestione in mano al pubblico per un futuro che abbia a cuore il territorio, la sicurezza e l’ambienta. Arriva con questo intento la sferzata sulle cave da parte del deputato M5S Riccardo Ricciardi: «Dobbiamo essere onesti: con norme e prescrizioni non si è risolto nulla. Le cave devono tornare in mano al pubblico. È un monopolio naturale e non mi pare che ci sia stata una regolamentazione del mercato. Anzi, chi era ricco si è arricchito sempre più».

Al dibattito organizzato nella manifestazione “F come scienza” al parco della Rinchiostra intitolato "Dalla salvaguardia del territorio alla tutela del lavoro" il confronto è stato serrato. A esprimere la posizione più radicale è la professoressa in pensione e ambientalista molto attenta al territorio Franca Leverotti: «L’escavazione delle montagne e la tutela dell’ambiente non sono conciliabili. Qualche tempo fa un professore ha fatto delle analisi sul Frigido, sulle acque. Beh, da quei rilievi risulta che il fiume è morto. La marmettola ormai è entrata nelle vene della montagna, si è depositata sul fondo dei corsi d’acqua».

Dall’altro le posizioni di Maurizio Brotini, della segreteria regionale della Cgil, che si attesta su posizioni che si direbbero più lavoriste, cioè a tutela del settore e del suo indotto. «Non si può ignorare il quadro normativo e di tutela, altrimenti si dice che ci sono le regole e che non valgono perché c’è chi ha la forza economica e sociale per non rispettarle. Ci sono degli obiettivi intermedi tra chiudere le cave e ottenere una gestione regolata. Si potrebbe ad esempio ottenere un fondo in caso di sospensione della cava, in modo che i lavoratori non siano ricattabili. E anche mettere un tetto alla quantità di marmo estraibile in relazione al numero dei dipendenti. Altrimenti si rischia di rimanere alle belle parole, senza fare i fatti».

Dei rimbrotti alle posizioni del sindacato, seppure più morbidi, arrivano anche da Giuseppe Sansoni di Legambiente Carrara: «Abbiamo provato tante volte, a fare delle proposte che noi definiamo di buon senso. Ma non abbiamo trovato particolare ascolto».

Per Ricciardi è ormai priva di senso la contrapposizione tra lavoro e ambiente. Superata, secondo lui, dal futuro che incombe. «Secondo gli studi nei prossimi anni si perderanno migliaia, se non milioni, di posti di lavoro per via della tecnologia e della robotizzazione. Forse bisognerebbe pensare alla cura del territorio, al ripristino, come vera forma di rilancio. Le cave di Michelangelo non esistono più, ora al massimo si estrae marmo per fare i sanitari

a qualche emiro». Brotini ha obiettato sulla capacità di portare avanti la pubblicizzazione: «Non mi sembra che in questa fase ci siano le condizioni, l’appoggio necessario, per una scelta così. Noi siamo i primi a sostenerla, ma bisogna fare i conti con la realtà». —



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