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la solidarietà 

Raccolti 7000 euro per i bimbi del Burkina Faso

A casa di Alvise Lazzareschi una cena speciale a sostegno dei piccoli africani utilizzati come operai nelle miniere d’oro

CARRARA

Quattro chiacchiere sorseggiando un bicchiere di vino e un’atmosfera allegra con musica dal vivo in sottofondo a rispolverare grandi classici della musica italiana e non, perfino con un quintetto di ottoni fra i gruppi che si sono dati il cambio per allietare la serata.

Il giardino di casa Lazzareschi a Colonnata, sabato sera, si è così riempito dei vecchi amici dell’associazione “Non tesserati” e l’occasione è stata la cena organizzata da Alvise Lazzareschi allo scopo di raccogliere fondi per il progetto di scolarizzazione dei bambini del Burkina Fasa, portato avanti dalla storica associazione italiana di adozione internazionale Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, nata più di 50 anni fa, con cui i non tesserati collaborano da tempo. Tra gli ospiti da imprenditori del marmo, a commercianti sempre del lapideo, a psichiatri, fino a produttori di vino: c’è Giovannni Cappè per esempio, ex presidente della cooperativa Canalgrande, Fabrizio Baratta ex imprenditore nel lapideo, Luigi Vignale, medico storico di Carrara, in tutto sono circa una cinquantina di amici e ospiti della serata.

«Noi nasciamo alla fine del 2010 come gruppo di amici - racconta Alvise Lazzareschi, il padrone di casa- e la nostra filosofia è solo la beneficenza: le tessere politiche spesso dividono invece noi non abbiamo tessere perché pensiamo esclusivamente alla beneficenza attraverso la raccolta di denaro». L’associazione di Lazzareschi ha collaborato più volte con CIAI in progetti di scolarizzazione dei bambini africani, riuscendo a dare una mano anche in occasione dell’alluvione in Lunigiana dove, raccogliendo 3.000 euro, permisero al Comune di Mulazzo di ricomperare la lavagna luminosa della scuola. Questa volta il progetto, come ci spiega la presidente di CIAI Paola Crestani, cerca di aiutare le famiglie del Burkina in modo che smettano di mandare i figli nelle miniere d’oro ma li mandino a scuola:«I bambini, usati perché piccoli e agili, vengono infilati dentro dei cunicoli profondi anche 100 metri per scavare questa polvere da cui poi impastandola con acqua e altri materiali tossici tra cui il mercurio, viene cercato l’oro» e mentre

la presidente spiega, da un proiettore sistemato in giardino, passano le immagini dei ragazzini letteralmente ricoperti di polvere. In mezzo al giardino Lazzareschi campeggia incorniciato nel vetro, il contratto dei Non tesserati con CIAI siglato su una grossa tovaglia di carta.

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