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Ambiente/1 

«15.900 metri cubi abusivi: chiudete Cava Romana»

Nuova offensiva del Gruppo di intervento giuridico sugli illeciti nel settore marmo Deliperi: tre ordinanze del Parco mai rispettate, il Comune revochi le concessioni

massa

“Chiudete Cava Romana”. Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus Grig chiede al Comune di Massa l’adozione dei provvedimenti di decadenza delle concessioni estrattive per la cava «a causa del mancato ripristino ambientale nonostante l’emanazione di ben tre ordinanza di sospensione lavori estrattivi abusivi e ripristino ambientale emesse dal Parco naturale Apuane nel corso di due anni».

La richiesta di decadenza delle concessioni, trasmessa anche ai ministeri competenti, alla Regione, al Parco stesso, ai Carabinieri Forestali, alla Guardia di Finanza e alla Procura è basata su due cardini: evidenti i danni ambientali e ripetute violazioni di legge.

Sostiene Stefano Deliperi dei Grig: «Con ben tre ordinanze del presidente del Parco naturale delle Alpi Apuane, è stata ordinata la sospensione dei lavori e il ripristino ambientale delle opere estrattive realizzate abusivamente per un volume complessivo di marmo estratto illecitamente che che il Parco quantifica in 15.990 metri cubi».

Nonostante queste ingiunzioni, però, l’attività estrattiva è proseguita – sostengono gli ambientalisti – «senza che sia stata fermata da alcuna autorità competente. Il fatto grave è che a oggi, a più di due anni dalla prima ordinanza presidenziale, non si ha conoscenza di alcuna attività di ripristino ambientale conclusa entro e fuori i confini del parco naturale delle Alpi Apuane né si ha conoscenza dell’avvenuto pagamento del canone di concessione riguardo i quantitativi di marmo estratti in assenza di autorizzazione».

Il caso della Cava Romana è, secondo il Gruppo di intervento giuridico, emblematico della scarsa incisività e attenzione delle autorità sulle irregolarità nel mondo del marmo. Dice ancora Deliperi: «Gran parte del comparto estrattivo del marmo – ben 178 cave, di cui 118 attive, nei soli bacini imbriferi del Carrione e del Frigido – ricade proprio nell’ambito del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane. L’Ente Parco ha però soltanto il potere di ordinare la sospensione dei lavori e il ripristino ambientale ma non è prevista la possibilità di revoca delle autorizzazioni in caso di accertata grave violazione delle prescrizioni autorizzative». Il Comune, invece, ha la potestà di adottare la decadenza della concessione qualora l’Impresa non provveda alla sospensione dei lavori in caso di violazione delle prescrizioni autorizzative o alla messa in sicurezza ovvero al ripristino ambientale.

«In parole povere – dicono i Grig –, a fronte di numerosi e reiterati casi di riscontrata grave violazione delle prescrizioni da parte di aziende estrattive con gravissimi danni all’ambiente non si registrano i conseguenti provvedimenti di revoca e chiusura definitiva dei siti». Pochi, dunque, sempre secondo il Grig, i provvedimenti risolutivi. Fra questi il sequestro preventivo della Cava Vittoria (Comune di Fivizzano) eseguito il 12 dicembre scorso in base a un decreto del Gip su richiesta della Procura dopo gli accertamenti di Carabinieri Forestali e Guardie del Parco (e del Gruppo d’Intervento Giuridico). «Sarebbe finalmente l’ora – conclude

Deliperi – che giungessero in primo luogo dalle amministrazioni pubbliche competenti segnali forti e univoci per la salvaguardia dei valori naturalistici e ambientali delle Apuane, per la difesa della salute pubblica, ma soprattutto per il ripristino della legalità». —



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