Quotidiani locali

Abu Simbel, Impregilo cerca i carraresi che fecero l'impresa

In preparazione un libro a 50 anni dal titanico salvataggio. L’idea fu del “Pipa” Carlo Andrei e di Nardo Dunchi

CARRARA. È un vero e proprio appello, quello che arriva da Torino: si cercano i carraresi che fecero l’impresa, i protagonisti o i  parenti di coloro che presero parte alla campagna di taglio dei monumenti di Abu Simbel. La finalità è legata alla pubblicazione di un libro sui 50 anni dalla fine dei lavori al tempio, che verrà pubblicato da Impregilo e che sarà presentato entro il 2018 al museo Egizio di Torino.

In dettaglio, in occasione del cinquantesimo anniversario della fine dei lavori al tempio egizio di Abu Simbel, la società Impregilo sta curando la pubblicazione di un libro relativo a questa unica campagna di salvataggio, che verrà presentato al Museo Egizio di Torino. Vi è l'interesse da parte della società di raccogliere le testimonianze dei tecnici di Carrara che presero parte all'operazione di recupero, tra questi Luciano Paoli, Carlo Marchi, Francesco Castellini, Antonio Poli, Guido Roncaglia, Renato e Francesco Fabbiani.

A fare da trait d’union è l'Associazione Carrara nel Mondo al numero 0585/70937.

LA MOBILITAZIONE DI CARRARA. «Mio nonno, di ritorno dall'Egitto, una giorno a tavola disse: “è un'impresa titanica, ma fattibile”». A ricordarlo è Giovanna Bernardini, in merito al titanico salvataggio dei templi di Abu Simbel e sul cosiddetto “Progetto Carrara”. L'occasione per ricordare il progetto e il nonno (Carlo Andrei, il “Pipa”, primo sindaco nel secondo dopoguerra e alla guida della spedizione egiziana) è stata, prima ancora del libro in costruzione, è “Cyclopica – The human side of infrastructure”, una mostra che si è svolta alla Triennale di Milano nei mesi scorsi. In mostra erano raccontati la maestosità di dighe, ponti, tunnel, ferrovie e strade di Salini Impregilo. Tra le attività anche lo storico salvataggio dei templi: sezionati, e trasportati in un'altra zona per poi essere ricostruiti.. «Quando – si legge nel sito della Salini Impregilo – fu decisa la costruzione della diga di Assuan il cui invaso avrebbe per sempre sommerso i templi, l’Unesco lanciò una campagna per cercare una soluzione che permettesse di salvarli. Grazie al contributo di 113 Paesi venne così progettata e finanziata una complessa opera di smontaggio e ricostruzione dei templi. Il progetto venne messo a punto da un'azienda svedese e Impregilo ricevette l'incarico di smontare i templi sezionati in 1030 blocchi e di costruire la collina artificiale, simile all'originale, che sarebbe diventata la nuova dimora. I templi vennero così smontati, stoccati, trasportati e ricostruiti fedelmente 65 metri più in alto e 280 metri più all'interno».

IL RUOLO DI CARRARA. «Noi quel progetto l'avevamo pensato e suggerito, ma per tante ragioni non ci fu una competitività industriale-tecnica e così vinse la Svezia», fa il punto Giovanna Bernardini che ricorda inoltre un'altra mostra, “Quando Carrara salvò Abu Simbel”, che venne fatta al Centro Arti Plastiche di Carrara nel 2010. Fu una spedizione carrarese che nella prima metà degli anni Sessanta partì alla volta dell'Egitto: Carlo Andrei, scultore nonché primo sindaco, poi ci sono l'ingegnere Osvaldo Giannetti, lo scultore Nardo Dunchi e il fotografo Ilario Bessi. «Ci fu quindi un progetto carrarese che venne preso in mano da un'altra azienda con un supporto tecnico più grande.

L'idea insomma fu tutta carrarese, ma la realizzazione no. Noi fornimmo l’idea quindi, proposta da Dunchi e da mio nonno Carlo, e le maestranze (maestri del marmo di Carrara, artigiani, operai)».. E ora, si cercano quelle storiche maestranze (o i loro parenti), testimoni di un’impresa —

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro