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il ricordo  

«Anche il padre di Alessandro ebbe un incidente al porto»

Il bagnino amico di sempre «Non ho mai conosciuto nessuno che gli volesse male Ci siamo visti due settimane fa, voleva cambiare auto, era felice»

carrara

Al Bar West End della Mariuccia, al numero 23 di via Comano, il nome di Alessandro Lorenzani lo conoscono bene. È sufficiente pronunciarlo perché la proprietaria, l'inossidabile Mariuccia Giumelli, cambi espressione.

«Me lo ricordo, eccome se lo ricordo – dice Mariuccia – fino a pochi anni fa era sempre qui coi suoi amici. Poi ha cominciato a lavorare, le loro strade si sono divise, la compagnia s'è persa di vista»

Va a chiamare il figlio, Giampaolo Pasqualetto, dietro il bancone della tabaccheria.

Gli occhi chiari di Giampaolo brillano di commozione. «Alessandro era un ragazzo molto semplice ma di buona maniera – ci dice – tranquillo e taciturno. Ce lo diceva anche Giuseppe, suo compagno di classe e nostro cliente fisso: anche quand'era a scuola stava in silenzio, non dava mai fastidio a nessuno. Faceva così anche al bar. Aveva la sue piccole abitudini: prendeva i suoi dolci preferiti, mangiucchiava, si sedeva a un tavolo fuori; per lo più ascoltava, parlava con gli amici, meno con gli estranei. Quando arrivava un collega portuale si sedeva con lui a fare due chiacchiere».

La notizia è stata un colpo per Giampaolo e Mariuccia: «Non lo vedevamo da un po’, ma era quasi di famiglia: nel suo silenzio ha saputo farsi notare e amare. Non riuscireste a trovare nessuno che possa dir male di lui».

Ad avvertire i proprietari del West End è stato Simone Bruzzi, che lavora come bagnino per il bagno Delfino: lui faceva parte di quella comitiva che si riuniva tutte le sere ai tavoli di Mariuccia. «Ale ha sempre frequentato il bar – racconta Simone – era un "bravo fanto", una vera pasta di grano. Non l'ho mai visto fare un torto a qualcuno, né ho mai conosciuto qualcuno che gli volesse male. Certo non ci frequentavamo più come un tempo, la comitiva si era sciolta. Ci siamo beccati al Bar lume

un paio di settimane fa: era contento, mi disse che voleva cambiare la macchina, la sua Alfa Mito».

Simone rivela che anche il padre di Alessandro, che lavorava alla Porto spa una volta subì un incidente, ma di gravità molto inferiore: «Rimase schiacciato tra due blocchi». —

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