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la decisione choc 

Tresana rompe con Gaia Restituite le azioni dell’azienda

La gestione della rete rimane alla partecipata, ma il comune non è più socio Mastrini: «Tracciamo una linea netta fra noi e l’azienda: dove vanno a finire i soldi?»

tresana

In questo caldo ed afoso ultimo periodo dell’estate arriva una decisione choc da parte dell’amministrazione di Tresana: restituire le azioni di Gaia, abbandonando la posizione di socio all’interno della partecipata pubblica. Una scelta che non muterebbe la gestione della rete di distribuzione idrica, continuando ad essere di competenza di Gaia, comportando un cambiamento della posizione interna dell’amministrazione.

Il pomo della discordia è rappresentato dall’acquedotto di Giovagallo, sul quale già in passato sono stati rintracciati problemi legati all’interruzione del servizio, sul quale grava una profonda preoccupazione per il suo posizionamento – all’interno di una gola – e per il pericolo di smottamento che potrebbe provocare seri danni a questa condotta necessaria non solo alla frazione montana, ma anche alla zona più a valle. Dopo una serie di incontri con i dirigenti ed i tecnici di Gaia, l’azienda avrebbe promesso al primo cittadino Matteo Mastrini di inserire, all’interno del piano per le opere pubbliche del 2019, la costruzione di un nuovo tracciato più a valle, in una posizione più sicura, dove sarebbe più facile intervenire senza dover oltrepassare una fitta vegetazione in una zona particolarmente impervia. Una promessa mai mantenuta, ma soprattutto non comunicata attraverso i canali ufficiali, ha fatto spazientire Mastrini che ha dato il via all’iter per procedere all’operazione di ricollocazione delle quote.

«In questi anni abbiamo verificato la totale inefficienza di una S.p.a. che fa acqua da tutte le parti. Eserciteremo i diritti previsti dallo Statuto informando l’Organo di Amministrazione" racconta Mastrini che sulla questione risulta irremovibile: “Ho chiarito più volte che siamo contrari alle logiche di Gaia. Questi signori dovrebbero gestire al meglio il nostro patrimonio, che é costituito da numerose sorgenti, ma in realtà non lo fanno. Vorrebbero chiuderle forse, ma non glielo consentiremo».

l’organo di amministrazione, entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione, comunicherà l’offerta agli altri soci precisando i quantitativi riservati a ciascuno di essi in proporzione al numero delle azioni possedute, con l'indicazione del relativo prezzo o valore perché possano esercitare entro i centoventi giorni successivi al ricevimento della comunicazione il diritto di prelazione.

«Non essere più soci – puntualizza Mastrini - servirà a tracciare una linea netta fra noi e Gaia. Il punto di rottura riguarda la scelta di inserire fra le opere pubbliche il rifacimento integrale degli acquedotti, che in un primo momento è stato accordato e successivamente disatteso. Mi chiedo e chiedo a Gaia dove vadano i soldi dei contribuenti. Mi chiedo e chiedo a Gaia se sia giusto aumentare le tariffe senza effettuare investimenti. per noi non essere più soci sarà il primo passo. Il secondo potrà essere compiuto solo con la collaborazione dei Comuni che vogliono un domani diverso per i loro cittadini. Un domani che per noi non si chiama

Gaia».

All'orizzonte si profila un'ennesima battaglia tra Matteo Mastrini e Gaia che si potrebbe trasformare anche in un segnale politico, allineandosi ad una decisione già presa anni fa da Pontremoli e da cui Tresana forse ha preso spunto.

CRISTIANO BORGHINI

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