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EMERGENZA AMBIENTE

Il puzzo del Lavello, pesci morti e rifiuti «È tutta colpa del depuratore»

Gaia si difende: «Gli impianti funzionano correttamente» Arpat: presenza di sostanze organiche e scarichi domestici

MASSA.Odore nauseabondo, che non si avverte a tratti ma è costante. Se socchiudi una finestra il tanfo invade la casa. I residenti di via Lavello hanno finito le suole per salire in municipio e dire sempre le stesse cose (un anno fa una raccolta firme portava in doto 150 sottoscrizioni).

Il fosso Bozzone «è diventato il deposito del depuratore», si presenta verdastro, melmoso, l’acqua non scorre. Nel torrente Lavello c’è meno palude ma più rifiuti, il depuratore sversa nel fiume, ci sono piazzate reti e sacchi alla vista artigianali che fermano bottiglie, plastiche, si nota un copertone di bicicletta. Tiri su lo sguardo: il campo nomadi, baracche e roulotte, le gru delle aziende, nei piazzali cataste di sporcizia. Il solleone aumenta i disagi. Qui c’è dello sfinimento.

Ma Gaia (l’azienda che gestisce l’impianto di depurazione) continua a rassicurare. Scrive: “Gli impianti di depurazione Lavello 1 e Lavello 2 funzionano correttamente, non sono state riscontrate anomalie. Anche da un sopralluogo effettuato stamani (ieri, ndr) dai nostri tecnici e dall'osservazione dello scarico, escludiamo correlazioni tra la presenza di materiali nel fosso Lavello e la funzionalità dei nostri impianti. Gli impianti sono monitorati e sottoposti ad analisi costantemente, lo stato del fosso potrebbe dipendere da fattori come le alte temperature e la mancanza di ossigeno nelle acque”. Dunque Gaia per il puzzo e la sporcizia non c’entra niente.

Anzi “ricorda che sul depuratore Lavello 1 sono in corso interventi di potenziamento pari a 1 milione e 200.000 euro di investimento che, una volta conclusi, assicureranno un incremento sostanziale della capacità depurativa dell'impianto. Si specifica che l'attuale utilizzo della "linea mare" dell'impianto, che negli scorsi mesi è stata interessata dai lavori di ristrutturazione e resa più performante, già assicura una prestazione depurativa soddisfacente”.

Poi Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che insieme alla Capitaneria di porto ha effettuato un sopralluogo sul posto martedì. Queste le conclusioni: “Le problematiche che si verificano, soprattutto nella stagione estiva, sono determinate dallo scarso apporto idrico del fosso, che essendo un fosso di drenaggio in estate non ha molta acqua e non è soggetto ai fenomeni tipici dei fiumi e dei torrenti, quali le piene, che favoriscono l’allontanamento delle sostanze vegetali che si depositano sul fondo dopo morte. Questi problemi sono più marcati in prossimità della foce per via della disponibilità di nutrienti dovuta agli scarichi dei due depuratori di reflui urbani”.

L’agenzia fa l’elenco di cosa ha visto con i propri occhi (quelli dei suoi tecnici) e cosa i rilievi hanno prodotto. Nel fosso Bozzone presenza di pesci morti (ed è stato avvisato l’Istituto Zooprofilattico perché ricercasse le cause di morte), nel Lavello accumuli di plastiche e altri rifiuti che “potrebbero essere trascinati in mare”. Acqua ricca di nutrienti, fa sapere Arpat, “per la presenza di materiale vegetale (vivo e morto); a causa degli scarichi dei depuratori di reflui urbani che, in ogni caso, rilasciano sostanze organiche; per la presenza di scarichi domestici non allacciati alla rete fognaria da verificare da parte degli enti preposti (il campo nomadi?, ndr); per la possibile presenza di scarichi occasionali non identificabili al momento del sopralluogo, perché non attivi”.

Non è la prima volta e non sarà (probabilmente) l’ultima. Paola Del Freo è la portavoce: dal retro della sua abitazione si accede con un cancello (e un ponticino in lamiera) al Bozzone e poi al Lavello. La seguono Lino Marchetti e Pasquale Mastroberti: proprietari in profonda crisi, avvertire il tanfo e vedere rifiuti galleggianti è d’abitudine. «Oggi non sentiamo puzzo, per esempio». E a noi ci sembra un odore insostenibile: s’intende bene qual’è la situazione che sopportano questi abitanti. «Nel fosso l’acqua stagnante è a un livello più alto che del Lavello - dicono - vuol dire che quando piove in maniera più violenta si allagano i nostri cortili e giardini, persino le case. Di tutta questa situazione danno la colpa agli sfalci d’erba che non vengono rimossi, ma qui il problema è cosa riversa il depuratore nel fiume, che poi va a mare. Poi ci sono il campo

nomadi, rifiuti sulle sponde, i canneti incolti, questi sacchi che se l’acqua cresce fanno da tappo e provocano gli allagamenti».

Una volta qui c’erano solo campi coltivati, resiste un vecchio rudere che era dimora del contadino. Bei tempi andati da un pezzo. —
 

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