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ll 7 Luglio di Cesarina: «Noi donne in piazza contro i nazisti»

Classe 1926, la partigiana racconta la sua lotta per la libertà

CARRARA. Cesarina Tosi, ragazza del 7 luglio, alla vigilia del suo giorno appare più radiosa che mai. Classe 1926, siede accanto al marito Giorgio Mori, uno degli ultimi partigiani di Carrara, di tre anni maggiore di lei. Sembrano due ragazzini.

Spostiamo le lancette dell’orologio indietro al 7 luglio del ’44, il giorno in cui le donne salvarono la città dai nazisti. E oltre ancora. «Odiai i tedeschi da quando arrivarono in città dopo l'armistizio»” racconta Cesarina Tosi. In famiglia l'antifascismo si respirava: il padre, l'ornista Francesco Tosi, lavorava negli studi più rinomati senza la tessera del fascio. Un giorno, a Vezzala, i tedeschi arrivarono all’improvviso a rastrellare gli uomini. Spararono in aria. «Il mio cuginetto, Luciano Tassinari, era lì che giocava. Era solo un bambino. Un proiettile lo colpì in testa» Cesarina rimase sconvolta. S’iscrisse ai Gruppi clandestini di difesa della donna: «Ci riunivamo negli scantinati della bottega di calzature Fiorino in piazza Alberica. Lì conobbi Bruna Conti, Ilva Babboni, Dina Bacciola, Francesca Rolla, Cesarina Stefanini, Sandra Giacomelli, Elda Paglini, Mercede Menconi, Leda Salviati, Elena Pensierini, Maura Moriconi, Nella Bedini, la fidanzata di Gino Menconi, Bianca Briganti che faceva parte del gruppo delle avenzine. Loro erano le più agguerrite» Avenza aveva dato i natali all’attentatore di Mussolini, l’anarchico Gino Lucetti, e a Gino Menconi. «Andavamo al cimitero di Potrignano, tenevamo le armi nascoste nelle borse, sotto i fiori».


Un giorno una delle avenzine condusse lei e una compagna a Bocca di Magra a prendere un carico di armi nascoste in un carretto. Arrivarono a Grazzano, «C’era un posto di blocco, dei soldati si avvicinarono; avevamo il cuore in gola. Ma non sospettarono nulla e ci aiutarano a passare». Cesarina conviveva con la paura, ma c'era in lei qualcosa di più forte: «L’istinto alla libertà». Fu lei a salvare dal rastrellamento il padre e lo zio con false tessere della Todt: li raggiunse percorrendo tutta la città di corsa, li tirò giù dal camion.


Il 7 luglio sui muri di Carrara comparve l’ordine di evacuazione. I genieri tedeschi fecero esplodere le villette davanti a villa Fabbricotti. «Noi donne ci mettemmo in marcia – racconta Cesarina – arrivammo in piazza delle Erbe, dove le contadine massesi vendevano la frutta e la verdura. Furiose, rovesciammo i loro cestini. Come a ribaltare il tradizionale ruolo femminile. Le contadine le seguirono. «Marciammo lungo via Garibaldi, raggiungemmo la sede del comando tedesco». Con soldati a ogni angolo, le carraresi erano disarmate. I partigiani erano scesi dal monte con le armi nascoste sotto gli spolverini di commesso e netturbino. Tra loro c'era Giorgio, di cui Cesarina s'innamorerà. «Presero quattro di noi e le massacrarono di botte. Tra cui Mercede». E la celebre Francesca Rolla, ritratta nel murale di piazza delle Erbe. Intervennero il prefetto, l’avvocato Barbieri, e Giulio Ridler, commerciante altoatesino di marmi che faceva da interprete. Il tenente Tobbens rimandò l'evacuazione alla fine di settembre. Dopo la Liberazione Cesarina continuò a militare nell'Udi. Lei e suo marito

e il figlio furono costretti a emigrare in Belgio perché comunisti. «Siamo stati lì 14 anni. Giorgio lavorò in miniera, poi in fabbrica. Poi negli altoforni. Tornavo per un mese tutte le estati. Fa specie che oggi questo Paese chiuda i porti a chi scappa da miseria e guerra». —
 

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