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La fucilata al marocchino legata allo spaccio di droga

I carabinieri seguono la pista del regolamento di conti e indagano su altri episodi. Il sospetto è che il colpo sia stato esploso in un altro posto. Ma servono testimoni 

MASSA. Apparentemente l’indagine sul marocchino ferito al basso ventre con un colpo di fucile a pallini non ha fatto passi avanti, in realtà i carabinieri stanno seguendo una pista precisa. Ed è quella del regolamento di conti. Anche se l’arma usata dall’aggressore pare non adatta a questo tipo di gesti, ci sono altri episodi simili che sono accaduti in città. Non alla stazione (dove dice di essere stato ferito la vittima) ma nei pressi del luogo dove invece lo straniero è stato soccorso da un cugino. Che poi ha accompagnato il ventiseienne al Noa. E proprio la presenza del congiunto ha fornito agli inquirenti quella che potrebbe rivelarsi una svolta: l’uomo ha precedenti per spaccio di stupefacenti, mentre il cugino che è finito all’ospedale era sconosciuto alle forze dell’ordine.

L’ipotesi del regolamento dei conti nasce da un paio di casi simili successi nei mesi passati. In via del Papino e dintorni. Un altro nordafricano era stato ferito da un colpo di pistola da due persone che poi erano scappate in sella a uno scooter. La ferita non si era rivelata grave. Anche in questo caso però era stata usata un’arma a pallini. La vittima era legato al mondo dello spaccio. Così come l’altro nordafricano tramortito con un colpo di casco in testa sempre dalle parti di via del Papino. Per poter legare gli episodi però c’è da capire dove il ventiseienne è stato aggredito.

Perché lui ha detto che si trovava in stazione, ma quando è stato soccorso era in un’altra zona. Che dista più di un chilometro dallo scalo ferroviario. E - secondo il medico che lo ha operato - la ferita che gli ha provocato la fucilata è incompatibile con una camminata di quel genere. In quelle condizioni per coprire quella distanza - quasi un chilometro e mezzo -ci vuole più di mezz’ora, con il sangue che esce copiosamente e il rischio di un’emorragia. Insomma, potrebbe essere che stia raccontando i fatti diversamente da come si sono realmente verificati.

Il nucleo operativo dei carabinieri in questi giorni ha cercato riscontri per fare chiarezza e avere un punto dal quale far partire l’indagine. Uno sparo di notte, quando regna il silenzio, sarebbe stato avvertito da diverse persone. Almeno da buona parte di quelli che abitano nei pressi della stazione. Invece nessuno finora ha confermato quanto ha detto l’unico testimone di questa storia.

Così sono state acquisite anche le immagini delle telecamere nella speranza di scorgere, se non il momento dello sparo, almeno la fuga di chi ha premuto il grilletto. Il marocchino ha detto di trovarsi in stazione perché senza fissa dimora. Spesso passava le notti sul marciapiede del binario uno. Quella volta non stava dormendo e quindi non è stato colto di sorpresa: ha visto avvicinare

il suo aggressore e probabilmente fin da subito ha notato il fucile, viste le dimensioni dell’arma era impossibile nasconderlo. Non si sa se ha tentato di scappare, ma di fatto non ha trovato riparo. A meno che quel colpo non sia stato stato esploso altrove. —

 

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