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«Stop alle cave al Pizzo d’Uccello» Ci sono 6400 firme

Si chiede che non siano rinnovate le concessioni esistenti «Quest’area può essere un esempio di riconversione»

LUNIGIANA. Appena superate le 6400 firme per la petizione online che chiede al Praco delle Alpi Apuane, alla Regione Toscana, al Comune di Fivizzano e al Comune di Casola in Lunigiana di non rinnovare le concessioni per le Cave del Pizzo D' Uccello, montagna simbolo delle Alpi Apuane.

«Per questa zona - dice Eros Tetti fondatore del movimento Salviamo le Apuane - chiediamo che non vengano rinnovate le concessioni per l'escavazione così come è espresso anche nel Pit regionale con valenza di Piano Paesaggistico che prevede che non siano ammesse ulteriori autorizzazioni per la parete nord del Pizzo d’Uccello. Inoltre questa area potrebbe divenire un primo grande laboratorio per poter lavorare alla riconversione economica di questo territorio creando un'esperienza che ci porti oltre la monocultura del marmo» .

«Esiste una montagna, nelle Apuane, che è diventata un simbolo dello spirito della montagna, della sua sacralità, della sua bellezza. Essa è, anche, il paradiso degli alpinisti, al punto da essere chiamata “il Cervino” della Toscana. È il Pizzo d’Uccello. Nell’area della sua Parete Nord vi sono 4 cave di marmo, una nel Comune di Fivizzano e tre nel Comune di Casola in Lunigiana. Oggi si sta decidendo se concedere ancora la possibilità di continuare a scavare in quel luogo (si veda la foto) per altri anni. Il mondo di chi ama la Bellezza, di chi vuole salvare le Apuane si sta mobilitando per impedire che ciò avvenga e che, almeno in contesti ambientali così straordinari come quello del Pizzo d’Uccello, non sia più concessa la possibilità di scavare. Per questo, con la nostra firma, lanciamo al Governo Italiano, alla Regione Toscana, al Parco delle Alpi Apuane, ai Comuni di Casola in Lunigiana e Fivizzano, questo Appello accorato a non concedere ulteriore escavazione e a chiudere, da subito, tutte le cave nell’Area del Pizzo d’Uccello», scrivono gli ambientalisti nell’appello.

«Le Alpi Apuane sono un bene che appartiene a tutta l’umanità. Sono un serbatoio enorme di patrimonio paesaggistico, di endemismi vegetali, di fauna, di cultura e storia millenaria. Esse devono essere salvate. Gli uomini hanno invece deciso, scrivendo delle leggi apposite, che nelle Apuane possano essere aperte, gestite, accresciute moltissime cave di marmo. Un tempo l’escavazione era legata in gran parte alle necessità dell’arte che ha prodotto straordinarie opere del genio umano, dal David alla Pietà di Michelangelo. Negli ultimi 150 anni l’escavazione è fatta per produrre materiali per l’edilizia generica e polverizzato per farne carbonato di calcio per l’industria chimica. Noi riteniamo che il marmo -una materia di straordinario valore, da difendere e proteggere non essendo rinnovabile- possa essere utilizzato, con grande parsimonia, solo per l’Arte. Perciò chiediamo che i governi decidano di interrompere l’escavazione del marmo, a partire dalla chiusura delle cave nel Parco delle Alpi Apuane, Geoparco della Rete Unesco, cambiando le leggi e assumendo l’obbiettivo

del “Marmo solo per l’Arte”», aggiugnono. Tra i firmatari l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva, il critico letterario Alberto Asor Rosa, lo storico dell’arte Tommaso Montanari e altri personaggi della cultura, dell’arte e del mondo ambientalista.

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