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Massa, l’arte di bilanciare le pietre in equilibrio

Parla l’ingegner Scioldo, frequentatore dello “Sbam Stone Balance” a Marina «La grande lezione è di non attaccarsi alle cose, non puoi portare via le creazioni»

MASSA. Chi pratica l'arte dello “stone balance” sostiene che in quei momenti il tempo si ferma, il volume dei rumori esterni si abbassa in maniera graduale e l'unica cosa che assume importanza è il contatto con la pietra. Diventato una forma di espressione artistica, tracce primordiali di quello che è lo “stone balance” oggi, vengono individuate nelle popolazioni della zona artica dell'America settentrionale, che utilizzavano degli “ometti” di pietra per lasciare dei punti di riferimento nelle aree carenti di elementi naturali. Alcune torrette di pietre durano pochi secondi, altre intere giornate. E c'è anche chi ammette di aver imparato una grande lezione da quella ricerca di un equilibrio instabile: «Quelle pietre ti insegnano a non attaccarti alle cose».

Da due anni Giorgio Scioldo, 59 anni, ingegnere minerario originario di Torino, quella lezione ha deciso di “frequentarla” ogni giorno. Durante lo Sbam – Stone balance art meeting, organizzato da Pro Loco Marina di Massa, Ageparc e Comune di Massa, Scioldo ha accettato di rispondere a qualche domanda su che cosa significa per lui praticare l'arte di bilanciare pietre creando effetti visivamente incredibili. Perché lo fai? «Ho provato per curiosità, poi semplicemente mi sono appassionato. Sì è vero, a fine giornata tutto il lavoro che ho fatto viene distrutto. Ma è anche la parte che più mi piace: l'idea di non lasciare traccia del mio passaggio. Quest'arte ti insegna a non attaccarti alle cose, non te le puoi mica portare a casa queste creazioni. Quel momento in cui smantello il tutto, comunque, mi fa sentire leggero».

C'è un segreto o un trucco da svelare per riuscire a creare questi equilibri? «Devi guardare la pietra da tutte le prospettive possibili, poi cerchi una base con due punti di appoggio. A quel punto fai ruotare la pietra fino a trovare l'incastro che le permette di trovare un terzo punto di appoggio. È una questione di curvature, di baricentro e di forze che si incontrano. E poi c'è la bellezza: sembra che non ce la faccia, ma ce la fa».

Come rendere stabile un equilibrio instabile? «Cercando di far fare alle pietre qualcosa di innaturale. C'è da giocare con i contrappesi e a volte il trucco c'è ma non si vede. La bidimensionalità di una foto non mostra come in realtà sono fatte le pietre, ciò che sembra a volte non è». Fra tutti i luoghi in cui i bilanciatori si sono riuniti per fare stone balance, quale hai apprezzato di più? «Sul torrente Grana, in Piemonte, ho amato moltissimo fare stone balance. C'era un'acustica particolare a causa di una gola profonda che è accompagnata da un Ponte del Diavolo, un'atmosfera magica. Poi anche in Sicilia, in particolare

nella Necropoli di Pantalica. Un luogo accessibile a tutti dove è possibile vedere una chiesa bizantina in mezzo alla natura e tombe risalenti al neolitico. Quel genere di ambienti che è meglio che non vengano valorizzati, così restano semi sconosciuti e più tranquilli».
 

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