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Morirono in cava due anni fa, niente parti civili

Già risarciti integralmente gli eredi delle due vittime 

CARRARA. Morirono nell’aprile di due anni fa. Sepolti da duemila tonnellate di marmo. Sotto quella parte di monte dove stavano lavorando, dove lavoravano da una vita.

Federico Benedetti, 46 anni, e Roberto Ricci Antonioli, 58 anni, erano morti all’alba di venerdì 15 aprile del 2016, dopo una notte di angoscia, dopo ore e ore di lavoro per cercare di liberare i loro corpi dai detriti di marmo che li avevano sepolti.

Roberto Ricci Antonioli
Roberto Ricci Antonioli


Ieri mattina in tribunale, davanti al gup, l’udienza preliminare che vede sul banco degli imputati il titolare della cava dove si verificò il duplice incidente mortale, Cesare Antonioli e il responsabile della sicurezza, il geologo Carlo Musetti. Gli eredi di Benedetti erano (rappresentati dall’avvocato David Giovanni Cappetta)e quelli di Roberto Ricci Antonioli (assistiti dall’avvocato Enzo Frediani) non si sono costituiti parte civile perché sono stati risarciti integralmente prima dell’udienza preliminare.

Federico Benedetti
Federico Benedetti


Udienza che è stata aggiornata al prossimo 5 luglio. Sembra profilarsi, per i due imputati la scelta del rito alternativo del patteggiamento che, lo ricordiamo, prevede lo sconto di un terzo della pena. L’accusa da cui devono difendersi è omicidio colposo.

La vicenda. Una vicenda che sconvolse una comunità intera. Un dramma in cui persero la vita due lavoratori. E uno rimase ferito in modo grave.

I corpi furono ritrovati all'alba: quelli di due operai rimasti uccisi sul lavoro alle cave di marmo di Colonnata.

L'allarme era scattato giovedì 14 aprile 2016 alle 13,48. Una frana di detriti e di marmo di duemila tonnellate ha investito tre cavatori.

Uno dei lavoratori era stato ritrovato sospeso nel vuoto e aggrappato a una fune, privo di conoscenza. Gli altri due, invece, erano stati travolti e sepolti.

Le ruspe non smisero più di scavare: solo alle 5 e 45 del giorno dopo vennero spenti i motori.

Fu ritrovato per primo il corpo di Roberto Ricci Antonioli. Poi, intorno alle 8,30, era stato recuperato anche quello del secondo cavatore, Federico Benedetti.

La procura aprì un'inchiesta per omicidio e disastro colposi.

Le vittime. - Federico Benedetti, 46 anni, “puffetto” come lo conoscevano in cava per la sua statura, e Roberto Ricci Antonioli, 55 anni due padri di famiglia - sono stati i protagonisti dellatragedia alle cave.

Un terzo lavoratore, Giuseppe Alberti, 48 anni, era invece rimasto sospeso nel vuoto, privo di conoscenza, fino all'intervento dei soccorritori, che lo salvarono con l'elisoccorso Pegaso. Venne ricoverato in rianimazione.

Il giorno della frana e dei morti ci fu un’altra persona ricoveratra in ospedale: il direttore di cava, il geologo, Carlo Musetti, 62 anni, venneo colpito da un infarto. E anche un altro cavatore, colto da malore per aver assistito alla tragedia, è stato medicato al pronto soccorso.

Il monte spezzato. Un pezzo di monte, quasi duemila tonnellate di marmo, nell’aprile di due anni fa franarono sotto ai piedi dei due operai, precipitati nel vuoto per circa trenta metri.

Con loro precipitò, nel ventre delle Apuane anche una macchina tagliatrice, ridotta a un "fazzoletto" giallo.

La tragedia era avvenuta nel bacino denominato Gioia, nel cuore delle cave di Carrara, nella cava Antonioli.

I tre cavatori al momento dellpincidente stavano tagliando un costone: probabilmente erano intenti a togliere le verghe dove scorre la macchina tagliatrice. Testimoni hanno raccontato di aver sentito un boato, "come un terremoto": una parte del monte si ridusse in pochi secondo in un ammasso di detriti. Per due lavoratori non ci fu scampo, nonostante la grande macchina che si mosse, da subito, per cercare di liberarli dal materiale franato.

Una vicenda che ha scosso una comunità e di cui adesso si discute davanti al giudice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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