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Boom dei blocchi, frena l’export  dei lavorati  (-6%)

Boom dei blocchi, frena l’export dei lavorati (-6%)

I dati dello studio di Imm: la Cina è la nuova mecca del marmo. Vento in poppa (+35%) ma vale solo per i materiali grezzi 

CARRARA. Lo strapotere della Cina. La frenata dei lavorati e il vento in poppa che continua a soffiare per blocchi e grezzi.
Questi gli elementi chiave che emergono dal rapporto “Stone sector 2018”, presentato ieri nell’ambito di Marmotec_Hub_4.0: il luogo. sllpinyterno dei padiglioni fieristici, dove le aziende stanno incontrando i numerosi buyer e architetti invitati per gli incontri B2B delle numerose delegazioni provenienti da 36 paesi, per un totale di 250 operatori professionali di alto livello, equamente divisi fra interessati alle tecnologie e interessati ai materiali.

Cina primo player del marmo. È la Cina la nuova mecca del marmo: con un import di quasi 2,4 miliardi di euro e una crescita rispetto al 2016 del 25,5% ha superato gli Stati Uniti diventando, nel 2017, il primo paese importatore di pietra naturale. Non solo marmo “originale”, sempre la Cina è il paese in cui si è verificata una crescita esponenziale della pietra artificiale sintetica.
Parlando di numeri nel 2017 la CIna ha importato 14,3 milioni di tonnellate di materiali lapideo: principalmente blocchi di pietra naturale, data la sua enorme capacità di trasformazione. L’Italia esporta in Cina soprattutto marmo in blocchi e lastre e, in misura minore, lavorati.
«Il mondo del lapideo è molto particolare - ha sottolineato il presidente di Imm Fabio Felici presentando, con orogoglio, l’ultimo report Stone Sector -Il nostro centro studi lavora costantemente per il monitoraggio ma l’obiettivo non è solo fornire una relazione accurata di quando successo, ma offrire anche l’occasione per fare una riflessione sul settore del marmo. La Imm deve infatti farsi interprete del mercato del lapideo per poter così fornire uno strumento valido per le imprese».

E la riflessione, partendo dai dati snocciolati dalla dottoressa Manuela Gussoni è partita proprio da un esame dei mercati che ha evidenziato il ruolo, dominante, della Cina.
Export, i blocchi “volano” con un + 37%. Il distretto apuo versiliese, nel 2017, ha contribuito all’incremento dell’export italiano di pietra “grezza” ciob un valore complessivo di 250milioni di euro, in aumento del 35% rispetto all’anno precedente. È stata, in particolare, la provincia di Massa Carrara a realizzare il fatturato estero più alto con un export di grezzo, per l’anno 2017, del valore di circa 212 milioni di euro (+ 37%).
Frenano i lavorati, al di sotto della media nazionale. Dall’ultimo “Stone Sector” della Imm risultano in calo, a livello nazionale, i lavorati sia di marmo che di granito. Nel 2017 l’Italia ha esportato lavorati per un valore complessivo di quasi 1,5 miuliardi di euro, con un calo del 5,3% rispetto al 2016.
Del totale esportato quasi il 66% è realizzato dai distretti veneto e apuano versiliese. Quest’ultimo ha raggiunto la quota del 32,5% per un totale di 487 milioni di euro. Con un calo superiore rispetto alla media nazionale e pari al -6,6%.

Il distretto veneto mantiene il primato per la lavorazione della pietra. Lo scorso anno il distretto veneto è rimasto il primo distretto italiano della lavorazione della pietra ornamentale con un export di lavorati del valore di 494 milioni. Segue il distretto apuo versiliese che ha registrato un valore di 487 milioni di euro, in calo del 6% rispetto all’anno precedente.
«Il principale concorrente della pietra naturale - si legge nelle conclusioni dello Stone Sector - è il settore delle ceramiche e delle pietre

artificali. Per questo motivo si rivela sempre di più la necessità di sviluppare nanotecnologie e trattamenti superficiali che migliorino le caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali lapidei e la loro durabilità».

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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