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Scontro vescovo-procura Giubilaro (per ora) tace

Il procuratore ha scelto di non commentare l’attacco da parte della Curia Si pensa a una replica scritta, nel merito dell’indagine, la prossima settimana

MASSA. Hanno superato il metal detector, eluso controlli e porte fino a finire sulla scrivania del procuratore generale Aldo Giubilaro. Rapide e un po’ originali, le parole del vescovo Giovanni Santucci non hanno avuto bisogno di troppi sforzi per risuonare alte e forti dentro la procura della Repubblica. E d’altronde uno scontro a questo livello, chiesa contro magistratura, non si può dire sia inedito. Ma non è cosa di tutti in giorni nemmeno nella pur frizzante provincia apuana.+ù

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Giubilaro non è uomo da silenzi troppo prolungati. Se ritiene ci sia da esternare, per quel che concerne il suo ruolo, non manca di dire la sua. Eppure questa volta ha preferito il silenzio. Un’alzata di sopracciglio di fronte ai titoli dei giornali, qualche pensiero alle carte dell’inchiesta e magari un piccolo sorriso. Amaro, beffardo. Ma per adesso la linea è quella del silenzio.

Non è però escluso che dalla procura una replica arrivi nei prossimi giorni. Magari dentro i limiti della risposta istituzionale, che a personalizzare questa partita ci sarebbe soltanto da rimettere. Una nota, probabilmente compilata all’inizio della prossima settimana, che chiarisca i termini del procedimento, le sue ragioni, il lavoro svolto dalla procura. Non una giustificazione; piuttosto, un chiarimento.

Dialettica istituzionale che fa da velo a un fastidio che non può non essere nato. Giubilaro non parla, si affiderà forse in seguito a qualcosa di scritto. E però non possono averlo lasciato indifferente le parole del vescovo e quell’attacco diretto. «Sono accuse false», ha dichiarato ai media monsignor Santucci. «Il procuratore ha parlato tanto, troppo». Lo stesso aveva detto dell’escort accusatore di don Luca Morini, il napoletano Francesco Mangiacapra. Un accostamento che non può averlo lusingato.

Finora, come da lui stesso spiegato, Santucci aveva preferito non parlare. Non solo sui media. Nemmeno in procura. Che però si è vista attaccare con un montante ben piazzato sulle pagine dei giornali. Mi hanno tirato dentro per confermare le loro tesi, il succo del discorso del vescovo. Doppia beffa per Giubilaro: silenzio per lui e poi un attacco frontale.

Niente, però, a Giubilaro il giorno dopo non si estorce una parola. Stavolta tocca a lui scegliere il silenzio come strada maestra. Ma se queste sono le premesse, si può immaginare che le scintille nel corso del processo non mancheranno. Capita spesso, quando sacro, profano e legge si incontrano. (l.r.d.)
 

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