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Tragedia a Romagnano, il Sert: più controlli sulla droga al lavoro

Parla il responsabile Maurizio Varese dopo la morte dei due anziani: «La cocaina per chi è alla guida è una sostanza molto pericolosa, ecco perché»

MASSA. Fermato dopo aver travolto quattro persone sull’Aurelia, Pietro Pelliccia, 43 anni, dalle analisi effettuate dalla polizia stradale è risultato positivo alla cocaina. Due sono morte, mentre per Pelliccia, portato in carcere, venivano richieste delle contro analisi. Dalla procura poi emergeva che l’uomo alla guida dal 2000 era in cura costante al Sert locale per la tossicodipendenza. Prendeva metadone. Ma quella mattina dentro il suo corpo hanno trovato traccia di polvere bianca.

Massa, furgone piomba su comitiva di gitanti: due morti e due feriti Massa. Ferito anche il conducente del furgoncino. Tutti sono stati trasportati in ospedale dalle ambulanze allertate dal 118. Una donna è morta sul colpo, un uomo è stato portato in ospedale dove poi è morto. Arrestato l'autista, un lucchese. Il racconto della tragedia fatto dalla cronista del Tirreno Alessandra Vivoli


La cocaina un tempo era la droga dell’elite. La usavano soltanto i ricchi. «Oggi, invece, la malavita l’ha resa la droga più diffusa. Piccole dosi a prezzi accessibili per chiunque, anche per i ragazzi giovanissimi, fino a quando non ne diventi dipendente e allora il prezzo sale. Un grammo può costare anche 80 euro, quando si accorgono che ne hai bisogno. Succede anche a Massa. Dieci anni fa avere in cura un cocainomane al Ser.T era quasi un’eccezione. Oggi è la prassi».

A parlare è il responsabile per le aree delle dipendenze della Usl Toscana nord- ovest, Maurizio Varese, anche responsabile del Ser.T di Massa Carrara. «I cocainomani sono aumentati a dismisura- spiega il dottor Varese- il che per noi è un problema, considerando che abbiamo pochissime armi contro la cocaina. Non ci sono farmaci per lei, come il metadone lo è per l’eroina. Chi ne fa uso non se ne sente mai sazio e, per non andare in astinenza, ne basta anche una dose a settimana, finché un dosaggio minimo basterà per avere effetti ancora più forti. Un meccanismo inverso a quello dell’eroina e perverso».

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Una premessa indispensabile per dire che gli effetti della cocaina per chi si mette alla guida possono essere micidiali. «Vorrei fare una distinzione importante- inizia Varese- tra chi fa uso di cocaina e chi è beccato sotto l’effetto della cocaina. Essere sotto effetto di cocaina significa averla assunta nell’immediato e le tracce si trovano soltanto nel sangue. L’effetto svanisce dopo 48 ore. Se ne faccio un uso abituale, invece, ma non l’ho assunta nell’immediato, allora se ne troverà traccia soltanto nei capelli, dagli esami tossicologici e avremo, in questo caso, un dato storico, risalente anche a 5, 6 mesi prima. Mettersi alla guida sotto effetto di cocaina significa, dunque, averla assunta massimo due ore prima. Tutto cambia anche in base alle modalità di assunzione: è una bomba immediata se presa in endovena, agisce più lentamente se sniffata. Ed ecco cosa può accadere mentre siamo in auto: una forte eccitazione, delirio di onnipotenza ed euforia che fanno sottovalutare i rischi, premere sull’acceleratore, mentre i riflessi si abbassano. Oppure potremmo essere alla guida nella fase del calo dell’eccitazione e allora la vista si annebbia, inizia la fase depressiva, il sonno arriva di botto, il crollo psicofisico è violento. Voglio dire che un cocainomane abituale non è pericoloso alla guida più di quanto non lo sia una persona sana che però è solita guardare il cellulare e distrarsi. Viceversa chi guida sotto effetto di cocaina, sì».

Dal dipartimento locale che si occupa delle dipendenze legate all'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope legali (alcool, nicotina e farmaci) e illegali (eroina, cocaina) e delle dipendenze comportamentali, come il gioco d'azzardo, la videodipendenza, la compulsione alla spesa, arrivano anche i dati relativi alle attività registrate nel 2017: a carico del Ser.T 1400 persone, di cui 702 dipendenti da droghe illegali, 268 alcolisti, 87 giocatori d’azzardo e 62 tabagisti.

«Qui è come stare in guerra - dichiara Varese- al fronte ogni giorno. La tossicodipendenza è una malattia, cronica e recidivante. I cocainomani sono persone malate, ma la società non li considera tali. Li reputa viziosi e delinquenti e di conseguenza loro stessi non credono di doversi far curare, non si sentono malati. Questa è la parte più difficile del nostro mestiere qui al Ser.T., convincere i tossicodipendenti a farsi trattare come malati. L’utilizzo di questa droga è arrivata in tutti gli strati della società e purtroppo in tutti gli ambienti di lavoro. Ma il 90% dei controlli delle forze dell’ordine continua a concentrarsi nel mondo del divertimento, quello del weekend. IL mio appello è di indirizzare più controlli al mondo del lavoro, dove si annida buona parte del problema».
 

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