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Carrara: Noi donne più forti dell’alluvione

Premio a sette carraresi che si sono distinte. E c’è chi punta alle Olimpiadi con il karate

MASSA CARRARA. Chi si è distinta nel sociale, chi nello sport, chi lo ha fatto operando nel mondo della cultura, chi, invece, nel campo della medicina. Sette donne di Carrara, che da qui sono partite, ritornate, oppure che qui hanno continuato a lavorare: sette storie al femminile premiate in occasione della Giornata Internazionale delle Donne.
Torna il consueto appuntamento in Sala di rappresentanza a Carrara, con la celebrazione delle “carrarine” che «hanno lasciato un segno sul territorio grazie alle proprie capacità professionali e alla propria sensibilità». Una targa, un omaggio floreale e l'applauso del pubblico a scandire le storie delle sette protagoniste premiate dall'assessore alle pari opportunità, Anna Galleni (che in apertura ha reso merito all'ex assessore Giovanna Bernardini presente in sala di aver portato avanti l'iniziativa), e il vice sindaco Matteo Martinelli.
Tra le premiate c'è Bruna Guadagni, imprenditrice, chenel 2001, apre la larderia della Stazione di Colonnata. «Non mi sono mai pentita, senza scordarmi della tradizione e non arrendendomi dopo l'alluvione del 2003. Ho iniziato con due conche; oggi il mio lardo è conosciuto in tutto il mondo e ho dato lavoro ad altre donne».
Dall'imprenditrice alla giovane sportiva. L'oro al Campionato Europeo di Karate dei Piccoli Stati a Malta (2016), vari podi e medaglie a livello regionale e nazionale, il secondo posto alla Coppa Italia Csen: questi tra i premi di Maria Elena Milanta (classe 2000) a cui si aggiunge un 2018 da dove inizia la rincorsa alle Olimpiadi del 2020. «Con la vostra presenza – il suo commento – mi date stimolo. Il karate è uno sport femminile perché abbina l'esplosività all'eleganza. Faccio un invito alle mamme, portate le vostre figlie: io ho gareggiato anche contro uomini, ma non ho mai perso».
Non c'è l'attrice e regista Soledad Nicolazzi, ma a ritirare il premio c'è la madre, Ruxandra Geblescu. Un premio, quello conferito alla regista della compagnia teatrale “Stradevarie”, «per aver contribuito a diffondere la pratica teatrale quale strumento sociale per l’abbattimento delle barriere culturali e dei pregiudizi».
Poi, tra le donne carraresi che hanno ricevuto il riconoscimento, Simona Raimondi coordinatrice del centro antiviolenza “Donna chiama donna”. «Un ringraziamento – sottolinea – anche a tutto lo staff del gruppo. Dico spesso “menomale che ci siamo” perché qui a Carrara ci sono tante donne che soffrono».
C'è inoltre Anna Vittoria Laghi, docente e storica dell'arte (ex presidentessa dell'Accademia di Belle Arti), premiata «per aver contribuito, attraverso la sua carriera caratterizzata da una intensa attività, a promuovere, sostenere e diffondere la storia dell’arte coniugando conoscenza, sensibilità e capacità».
«Le pari opportunità esistono poco nel mondo della cultura, ma io penso alle parole di Peppino Impastato e alle nostre donne del 7 luglio e non mi mi rassegno». Così riflette un'altra premiata, Cristiana Barandoni, archeologa, ricercatrice e autrice di numerose pubblicazioni e collaborazioni con varie riviste (tra i suoi progetti “Archivi del Marmo” e “Topografia della memoria”).
Cultura, sociale, sport e imprenditoria e poi, tra le 7 carraresi, la professoressa Chiara Azzari, immunologa del Meyer

di Firenze (tra le sue attività vari convegni e oltre 750 pubblicazioni): «sognavo di fare il medico a 4 anni, da medico ho capito quanto è importante fare ricerca. Un ringraziamento va ai miei genitori che con quattro femmine e un maschio non hanno mai fatto distinzioni».
 

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