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Il miracolo delle piccole imprese più forti della crisi

Dalla meccanica al pesto, parlano i protagonisti del “miracolo” apuano nel corso della cerimonia della Cna: 132 le aziende premiate

CARRARA. La crisi ha colpito le imprese. Eppure ci sono piccole aziende apuane che hanno saputo resistere, sopravvivere, reinventarsi. È il caso di Marisa Baldi, 67 anni, carrarese, la prima donna titolare di una ditta metalmeccanica sul territorio. «Ho conosciuto mio marito Sergio da ragazzina – racconta Marisa – lui aveva la passione per le moto, mi ha insegnato tutto quello che so. Aveva un’officina, nel ’72 ha fondato la “Carrara Corse”, un’associazione che potremmo paragonare all’attuale Motogp. Con lui correvano piloti di livello internazionale come Marco Lucchinelli, campione del mondo nell’82. Ha tenuto in piedi una scuderia per una decina d’anni, poi ha avuto un incidente e ha abbandonato le gare. Nell’82 abbiamo deciso di aprire un’attività in proprio. Ho preso la licenza di vendita e ho inaugurato il “Moto Racing Calamari”: Sergio faceva riparazioni, io vendevo ricambi. Prima eravamo sull’Aurelia, a Nazzano; nel ’99 ci siamo trasferiti in viale Galileo Galilei, vicino alla Cna, dove abbiamo aperto un capannone tutto nostro. Ci siamo trasformati da ditta individuale in srl, siamo cresciuti, passando da 5 a 10 dipendenti. Mio figlio Marco è divenuto amministratore. La Yamaha ci ha conosciuti e apprezzati: oggi siamo concessionari ufficiali per Massa, Carrara e la Lunigiana».

La tragedia li ha colpiti senza preavviso. «Nel 2007 Sergio è andato in pensione. Poco dopo abbiamo scoperto che era malato di Sla. È stato un momento terribile; ammetto che se non avessi avuto mio figlio avrei mollato tutto. Ma non potevo arrendermi, avevo la responsabilità di Marco e dei nostri dieci dipendenti. Nel marzo del 2011 Sergio ci ha lasciati, noi abbiamo continuato a lottare. Continuiamo ancor oggi. Non è facile, lavoriamo duramente ma non siamo aiutati da nessuno». Per Marisa essere una donna metalmeccanico è motivo di orgoglio: «Amo questo lavoro, mi appassiona il contatto con gli altri. Le persone mi hanno dato tanto.»

È una storia di resilienza esemplare anche quella di Pietro Chioni, titolare della “Ricette mediterranee” srl insieme al socio e cugino Carlo Zoppi. L’azienda, produttrice di sughi al pesto, è nata nell’estate del ’92. «Io sono geometra – spiega Chioni – mio cugino è metalmeccanico, l’abbiamo costruita da zero. Ho avuto un’esperienza nel settore agroalimentare da ragazzino: ho preso l’arte e l’ho messa da parte, come si suol dire. Nel ’92 eravamo in affitto in pochi metri quadri in zona Sant’Antonio; nel 2004 ci siamo trasferiti nell’area artigianale, dove abbiamo aperto un capannone. Oggi abbiamo tre dipendenti. Facciamo pesto alla genovese secondo la ricetta tradizionale e lo vendiamo su tutto il territorio nazionale, Toscana in primis».

Anche loro hanno subito un colpo durissimo: l’alluvione del 2012. «Credevamo che ci avesse cancellato. Abbiamo subito danni incalcolabili, siamo rimasti fermi per 20 giorni di fila. Abbiamo ricominciato con pazienza, riparando i guasti ai macchinari. Poi è arrivata la crisi: ci ha rallentati, se non addirittura fermati. Qui a Carrara c’erano 4 o 5 aziende nel settore, alcune non ce l’hanno fatta. Noi abbiamo retto bene, avendo pochi dipendenti».

C’è chi crisi ne ha vissuta più di una, dal dopoguerra a oggi. Come Maurizio Nerbi, un vero e proprio veterano dell’impresa: la sua azienda, specializzata nell’ingranaggeria, va per i cento anni. «Mio padre fondò l’officina meccanica Nerbi ad Avenza negli anni ’50. Oggi la ditta è una srl, si chiama “Evolmec” ed è gestita da mia figlia 33enne. Abbiamo iniziato come costruttori di macchine per il lapideo, con brevetti nostri. Ci siamo specializzati nella meccanica di precisione, spaziando su più settori: dall’automobilistico, al militare, al tessile. Facciamo un lavoro di nicchia, dunque gli affari non ci sono mancati nemmeno negli anni della crisi, pur diminuendo notevolmente. Abbiamo dovuto ridurre i dipendenti da 8 a 4, oggi il nostro obiettivo è tornare ai livelli pre-crisi. Cos’è cambiato dagli anni ’50 ad oggi? Tutto. Mio padre cominciò la sua avventura nel

dopoguerra; per lui era difficile persino recuperare i materiali, banalmente parlare coi fornitori, senza il telefono. Oggi cerchiamo di espanderci anche all’estero, puntiamo all’industria 4.0. Potremmo fare molto di più se solo lo Stato ci aiutasse, detassando il lavoro».



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