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L'ex prostituta in tv: «Io stuprata, una mia amica uccisa»

L'ex prostituta in tv: «Io stuprata, una mia amica uccisa»

A Tg2 Dossier parla un’ex prostituta: a Marina di Massa c’è una tratta delle vergini, l’omicidio avvenne sugli scogli

MASSA. Aveva soltanto 12 anni quando fu rapita da un piccolo paese dell’Albania e portata a Massa, venduta assieme ad altre sei ragazzine, per la tratta delle vergini. Un mercato, alimentato da chissà quali cosche, e che pare sia fiorente in provincia di Massa Carrara. La testimonianza scioccante della giovane ex prostituta è andata in onda in uno speciale del Tg2 dossier, e le parole della ragazza sono risuonate come bombe in una silenziosa notte di inizio febbraio: tutto accadeva, e forse accade ancora, sul territorio apuano, qualche anno fa; Massa e Marina di Massa vengono descritte come località di tortura e di morte, di pestaggi e sesso violento. Eppure nessuno qui pare essersene mai accorto.

La ragazza parla, ripresa di schiena, mentre tiene in mano una coroncina di rosario, senza più paura, perché oggi, grazie alla comunità Papa Giovanni XXIII, è una giovane donna libera, ma quello che racconta fa rabbrividire: «Fui rapita dal mio paese, dalla la mia casa- inizia- avevo 12 anni. Con me c’erano altre sei ragazze. Ci portarono in Italia, dove, sentivo dire, c’era bisogno di giovani vergini. Feci 13 anni poco dopo essere arrivata in Italia e persi la mia verginità, una sera, dentro un pub di Massa. Avevo sentito dire che volevano fare sesso solo con vergini; avevano scommesso. C’erano in ballo tantissimi soldi. Non so quanti. Fui stuprata da tre uomini, un avvocato e due medici, in un pub di Massa. Da quel giorno divenni richiestissima».

Dal racconto della giovane, gli elementi si fanno sempre più concreti: la portano in provincia, dove il mercato delle vergini è fertile; ci sono già clienti pronti, hanno sempre determinate caratteristiche: sono professionisti, possono pagare bene, vogliono una vergine, non si accontentano di quello che, purtroppo, si trova più comunemente per la strada. L’incontro avviene in un pub di Massa e la ragazzina, che ha appena compiuto 13 anni, viene sacrificata a tre uomini insieme. È lei a parlare di due medici e di un avvocato, colpevoli di un reato su un minore, perché lei era una bambina. E il locale dove avviene lo stupro? I gestori erano complici, non sapevano, non volevano guai? Davvero la provincia di Massa-Carrara è terra appetibile per la tratta delle vergini? Domande a cui qualcuno dovrà dare risposte.

«Fui costretta ad avere rapporti sessuali ogni giorno anche con 20, 25 uomini diversi- continua la ragazza- allora provavo a perdere tempo, con i clienti, parlandoci, per lavorare meno, ma loro se ne accorsero, mi picchiavano e mi torturavano. Mazzate fortissime, docce fredde e scariche elettriche sul corpo. Avevo lividi, tagli. Mi torturavano se mi ribellavo. Mi punivano, non mi facevano mangiare. Dovevo solo lavorare”.

Ma tutto questo non basta: una compagna della giovane intervistata fu uccisa - racconta l’ex prostituta - perché “disobbediente”: «Io ho assistito alla sua morte, picchiata a calci e pugni sugli scogli di Marina di Massa. L’ultimo calcio le diede la morte. E fu lasciata lì». Non sembrano ricordi confusi quelli della ex prostituta. tutt’altro. La sua è una ricostruzione dettagliata anche quando racconta della giovane ragazza uccisa e lasciata sugli scogli, una delle prime vergini portate a Massa-Carrara, uccisa probabilmente nell’ambito di una storia di schiavismo e di un mercato di minorenni, bambine sacrificate alla “Massa bene”. «Scappai- conclude la ragazza- grazie all’aiuto della comunità di Papa Giovanni XXIII, e oggi sono libera».

«Sappiamo che questo mercato del sesso - commenta

don Aldo Buonaiuto, della comunità Papa Giovanni XXIII- riguarda oltre 2 milioni di italiani. Le istituzioni se ne interessano poco, forse non conoscono bene il problema. C’è bisogno di fare qualcosa, di denunciare e di indagare. Questa non è solo prostituzione».
 

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