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Trasferiti o licenziati: il caso della Ulivieri

Per 14 dipendenti dell'azienda massese l’unica chance è spostarsi a Torino

MASSA.. Ulivieri Ricambi Srl è una piccola ma vivace realtà imprenditoriale della zona. Un centro di vendita di ricambi e accessori per carrelli elevatori che ha clienti in tutta Italia e all’estero, dà lavoro a 12 dipendenti nel sito di Massa, ha una sede operativa e legale a Marano Ticino, provincia di Novara, e un’altra divisione a Rho (Milano), con altri due dipendenti; e una a Roma-Fiumicino. Una società che “sta sul mercato” da anni, con saldezza. Peccato che, presto, chiuderà.

La proprietà, la famiglia Ulivieri, ha ceduto il ramo di azienda alla multinazionale belga Tvh, un colosso nel campo della vendita, noleggio e fornitura di ricambi per carrelli elevatori con clienti in 170 paesi. E la Tvh ha fatto sapere – alle organizzazione sindacali – che è disponibilissima a riassumere i 12 lavoratori apuani. Ma nella sua sede di Torino. Perchè non ha alcun interesse a mantenere in vita il polo di Massa. Che, dunque, sarà chiuso. Un colpo ferale per i dipendenti, in parte “commerciali” (cioè impiegati), in parte magazzinieri. I quali, dall’oggi al domani, devono decidere se accettare di trasferirsi a Torino. O se rifiutare quello che già chiamano “trasferimento coatto”, perdendo così il lavoro.

«Si tratta di un licenziamento collettivo mascherato», dice Stefano Nicoli, segretario della Filcams Cgil che sta seguendo la vertenza. «Questi lavoratori non hanno certo stipendi tali da consentire loro di lavorare fuori sede, molti hanno famiglia e figli. Impensabile che accettino di spostarsi a Torino, sarebbe una cosa non gestibile ed economicamente non sostenibile», aggiunge. Una “deportazione” analoga è prevista per i due addetti della Ulivieri che lavorano all’unità operativa di Rho (Milano): per loro è previsto il trasferimento a Marano Ticino, dove ha la “testa” la Ulivieri.

Ieri mattina nella sede di via Massa Avenza della Ulivieri (un grande magazzino vicino al concessionario Fiat-Fca) c’è stata una tesa assemblea del personale, alla presenza dei delegati sindacali. Obiettivo: mettere in campo tutte le misure per fermare l’operazione della nuova proprietà o, comunque, dare un futuro ai dipendenti. La Ulivieri Srl, spiega ancora Stefano Nicoli, ha messo sul piatto un incentivo all’esodo per sostenere i lavoratori messi di fronte a questa situazione di disagio. «Ci hanno proposto 5 mensilità, una specie di indennizzo. Ma a patto di rinunciare a ogni rivendicazione o ricorso futuri», dice una delle dipendenti a margine dell’assemblea. In pratica l’azienda proporrebbe un accordo tombale per chiudere per sempre la vertenza, senza strascichi a carico del datore di lavoro. Insomma, per chi non accetterà di andare a Torino, sarà la disoccupazione. «Qualcuno, forse, andrà in Piemonte, realizzando così la strategia dell’azienda che è quella di licenziare senza danni parte del personale, quello che più gli dava fastidio», dice un altro lavoratore.

La battaglia, tuttavia, non è ancora chiusa. I dipendenti di Ulivieri Srl. si sono rivolti a un

legale, l’avvocato Claudio Lalli, per vedere meglio tutelati i loro diritti. E hanno chiesto aiuto all’amministrazione: domani incontreranno il sindaco Alessandro Volpi a cui esporranno la loro situazione e tutte le loro preoccupazioni su un futuro davvero molto cupo.

 

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