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Aste pilotate, Bufo: il giudice castigatore e assessore alla legalità

CHI SONO GLI ARRESTATI. Bufo lasciò Massa dopo l'inchiesta sull'assenteismo in procura. A Portoferraio entrò in giunta (gratis) per il centrodestra

MASSA. Amava i grandi processi, le inchieste roboanti, dentro cui finivano importanti nomi che poi mandava a processo, occupando per mesi le prime pagine di tutti i quotidiani: Roberto Bufo , oggi giudice al tribunale civile di Pisa, è uno dei pubblici ministeri più famosi della provincia apuana, nato a La Spezia ma carrarese d’adozione, tutt’oggi residente a Marina di Carrara, sposato con una avvocatessa della provincia e padre di due figli. Dopo aver vinto il concorso in magistratura, scelse di fare il sostituto procuratore al tribunale per i minori di Torino; ha lavorato con lo stesso incarico di sostituto procuratore anche al tribunale di Massa, passando poi alla magistratura giudicante, destinato al tribunale di Pisa, poi a quello di Lucca e infine a quello della Spezia. Si è occupato anche di lotta alla mafia durante il servizio a Massa ed è stato applicato alla Procura distrettuale antimafia di Firenze conducendo indagini all'estero, sulle quali ha relazionato in Parlamento, descritto da tanti come un magistrato con grandi capacità investigative.

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Fu Bufo a mettere in piedi il processo sulla “Power Marine”, la società produttrice di velocissimi scafi che pareva venissero utilizzati da organizzazioni criminali per il contrabbando di sigarette; era il 2002, quando il pm, in forze a Massa, portò davanti al banco degli imputati ben 40 persone. Un processo che nessuno ha dimenticato. E fu sempre Roberto Bufo ad avviare il processo per il fallimento della D’Avenza, l'industria di abbigliamento di Nazzano, tanto cara alla cittadinanza, crollata nel 1994 sotto il peso dei debiti. Un processo che, nonostante le pesanti accuse sostenute dal pm, dalla bancarotta fraudolenta al falso in bilancio, vide l’assoluzione di tutti gli imputati e che fu un duro colpo per Bufo. Ma quando si cita il nome dell’ex pm Roberto Bufo, dentro la procura di Massa Carrara qualcuno ancora storce il naso, perché una delle sue più eclatanti inchieste fu proprio quella contro l’assenteismo dei dipendenti del palazzo di giustizia locale, che gli costò l’allontanamento per “incompatibilità ambientale”.

Nel 2000 la Procura di Massa aprì un'inchiesta sull'assenteismo dei suoi stessi dipendenti, impiegati e funzionari che se la prendevano comoda nello svolgere le mansioni loro affidate. Era stato proprio l’allora pm Bufo a rendersi conto delle assenze di un paio di impiegati, talmente frequenti da non poter passare inosservate, e dei ritardi nello svolgimento di alcuni iter procedurali. Buffo era quasi riuscito a dimostrare che alcuni dipendenti svolgessero addirittura un secondo lavoro e intralciassero, con le loro inadempienze, il lavoro della giustizia. Un’indagine, che portò anche a qualche illustre arresto, ma che finì con un buco nell’acqua, e che è costata a Bufo il trasferimento d’ufficio, stabilito dal Csm. A 53 anni, poco prima di essere nominato giudice della sezione civile del tribunale di Pisa, Roberto Bufo divenne assessore (a titolo gratuito) in una giunta di centrodestra a Portoferraio, scatenando (poiché non chiese l’aspettativa dalla magistratura) il dibattito sull’opportunità di un uomo di legge prestato alla politica. D’altra parte Roberto Bufo non ha mai nascosto la sua passione per la politica: fu anche amministra tore a Sarzana, mentre faceva il giudice penale al monocratico di Pontedera, all'epoca della sezione distaccata e non solo. Fu candidato a un posto di consigliere comunale a Massa, appoggiando una lista civica di centrodestra e ha tentato anche l'avventura per uno scranno in Europa con “Scelta Europea”.

Oggi Bufo è accusato di corruzione in atti giudiziari, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti, peculato e falsi ideologici in atti pubblici. Accuse che contrastano con la delega che aveva a Portoferraio: legalità e sicurezza. Secondo la Procura di Genova il magistrato deve, fra l’altro, anche rispondere di aver accettato una Mercedes Glk usata (sequestrata dai carabinieri di Massa) del valore di circa 12mila euro, per aver assegnato incarichi di custodia e di vendita di un maxi yacht la cui base d'asta sfiorava i 4 milioni e venduto poi a 4,8 milioni.

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