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Forno crematorio al via entro gennaio

CARRARA. Ricorsi o non ricorsi, il nuovo impianto di cremazione di Turigliano è pronto a entrare in funzione. Anzi prontissimo. A giorni partiranno i “collaudi in bianco” .

CARRARA. Ricorsi o non ricorsi, il nuovo impianto di cremazione di Turigliano è pronto a entrare in funzione. Anzi prontissimo. A giorni partiranno i “collaudi in bianco” e l’attivazione del servizio dovrebbe arrivare entro la fine di questo mese di gennaio. Lo confermano sia le partecipate incaricate della gestione della struttura, Apuafarma e Amia, sia l’amministrazione comunale che sta predisponendo la delibera con le tariffe del servizio.

«Vorremmo attivare l’impianto entro fine mese, abbiamo già organizzato i corsi di formazione per il personale. Inizialmente distaccheremo 5 o 6 persone, tra i dipendenti d Apuafarma e di Amia, presso la struttura di Turigliano ma non escludo che nel giro di qualche mese, ci sia la possibilità di bandire un concorso per assumere un paio di addetti» annuncia l’amministratore unico di Apuafarma Luca Cimino. «Abbiamo avviato le prove di collaudo in bianco e lunedì incontreremo la ditta che ha costruito l’impianto per un ulteriore aggiornamento sui tempi di apertura» conferma Lucia Venuti, direttore di Amia.


Insomma dopo un paio di anni di lavori, corredati da una fitta serie di proteste, il tempio crematorio di Turigliano è pronto davvero a entrare in funzione. Non a caso l’amministrazione comunale sta già lavorando alla delibera per la definizione delle tariffe di accesso al servizio che, annuncia il vicesindaco Matteo Martinelli, titolare della delega alle Partecipate, saranno le più alte consentite dalla legge: «Più la tariffa è alta, meno cremazioni si dovranno fare per garantire la sostenibilità economica dell’impianto, che è il nostro obiettivo. Stiamo dando alla città un servizio che ovviamente deve poter avere un suo equilibrio economico e finanziario, altrimenti creeremmo un danno erariale» sottolinea il numero due dell’amministrazione. Ma quante cremazioni servono all’anno, con la tariffa massima, per raggiungere questo risultato? «Secondo il quadro economico presentato a corredo del progetto durante la precedente consiliatura - replica Martinelli - siamo nell’ordine di un migliaio di salme all’anno». Il vicesindaco garantisce che l’amministrazione grillina non ha intenzione di raddoppiare (e dunque potenziare) la struttura nè di fare business, con una serie di rassicurazioni evidentemente rivolte al comitato Tutela Salute Carrara che chiede, con tanto di tricorso al Tar, di limitare l’accesso al servizio ai soli carraresi. «Abbiamo tentato in tutti i modi di ricomporre il quadro conflittuale con questi cittadini. Abbiamo perfino mostrato loro l’impianto “in anteprima”. Mi pare però che la loro visione del forno crematorio resti eccessivamente pessimistica» conferma il vicesindaco.

E in effetti i 1100 cittadini riuniti nel gruppo “Tutela Salute Carrara” non sono disposti a fare un solo passo indietro.



Lo scorso 4 dicembre una settantina di membri hanno sottoscritto un ricorso al Tar, presentato dall’avvocato professor Daniele Granara, per chiedere appunto di riservare il servizio ai soldi residenti. All’azione legale hanno contribuito 150 persone: «La legge si rispetta o non si rispetta. La delibera che ha dato il via alla costruzione del forno prevedeva che fosse solo per i carraresi e noi lo rivendichiamo, al motto di “meno brucio meglio è”» spiega Paolo Dell’Amico, una delle anime del comitato.

«Il sindaco e la nuova amministrazione dicono che si limiterano a 1000 cremazioni all’anno, ma si tratta solo di un impegno, di una promessa, non c’è nessun documento che vincoli nero su bianco a rispettare questo limite» aggiunge l’esponente di “Tutela Salute Carrara” confermando che l’obiettivo del ricorso è proprio quello di imporre un vincolo “legale” e “formale” all’attività dell’impianto, a tutela - come dice il nome del comitato - della salute dei carraresi.

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