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Medico assenteista, ricettatore e falsario: la vita segreta di Franco Sanguinetti

La procura svela i retroscena dell'indagine che ha portato all'arresto del radiologo del Noa: oltre ad assentarsi dal lavoro per svolgere la professione privatamente vendeva gioielli rubati e pasticche salvavita come farmaci per dimagrire. In manette anche due sinti suoi complici

MASSA. Avrebbe strappato il microchip sottocutaneo a un prezioso cane da tartufo che i suoi amici sinti avevano rubato nel Fiorentino se non fosse intervenuta la polizia veterinaria. Questo episodio, successo in estate, dà un'idea di quello che sarebbe stato capace di fare Franco Sanguinetti, radiologo dell'Asl col vizio di assentarsi dal posto di lavoro per andare a fare la libera professione alla faccia dei pazienti che aspettavano settimane per fare una radiografia. Fino a che i colleghi, stufi di rimpiazzarlo, non lo hanno denunciato in procura. Il camice bianco era stato arrestato dalla squadra mobile venerdì al Noa, il Nuovo ospedale apuano.

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Ma Sanguinetti, oltre che assenteista, secondo l'accusa era pure ricettatore di oro e gioielli rubati, falsificatore di firme di colleghi, che apponeva a certificati che attestavano patologie fasulle che consentivano ai suoi amici pregiudicati di non finire in carcere, e venditore di pillole per dimagrire che in realtà erano pasticche salvavita prescritte dal sistema sanitario.

La sostituta procuratrice Alessia Iacopini (che ha coordinato le indagini), il vicequestore Antonio Dulvi Curcione (a capo della squadra mobile) e il procuratore Aldo Giubilaro hanno rivelato i retroscena dell’indagine nata all’inizio dell’anno da una semplice segnazione dell’Asl. All’inizio sembrava solo che Sanguinetti lasciasse l’ospedale durante l’orario di servizio per andare a fare il radiologo in uno studio privato, malgrado avesse un contratto con l’Asl che lo legava in esclusiva. Ma poi sono venuti a galla dei retroscena, grazie ad alcune registrazioni e filmati dei suoi incontri (in orario di lavoro) con due sinti residenti a Sarzana (entrambi ora in carcere) che lo rifornivano di orologi, gioielli e monili d’oro di provenienza furtiva. Lui li rivendeva a gioiellieri amici.

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