Quotidiani locali

Il fratricidio

«Era sotto le sue ruote, non si è fermato»

Massa, parla per la prima volta il super testimone di Villa Massoni. «Ho provato a fermare Marco, sono rimasto ferito anch’io»

MASSA. «Io di quel pomeriggio ricordo tutto, perfino i tordelli che abbiamo mangiato insieme poche ore prima della tragedia. Ho visto morire Piero sotto le ruote dell’auto del fratello. Ho provato, abbiamo provato a salvarlo ma è stato tutto inutile. Io non posso dimenticare le sue urla. Piangeva come un bambino».

È il super testimone del delitto di villa Massoni. È stato già ascoltato due volte dalla Procura e solo adesso ha deciso di parlare con Il Tirreno per raccontare la sua versione dei fatti. Una versione che, ad oggi, si trova nel faldone aperto a seguito dell’omicidio di Piero Casonato, avvenuto il primo novembre scorso a Villa Massoni.

Il supertestimone dell’accusa è uno degli operai che lavorava proprio nei giardini della dimora storica nel cuore di Massa, per conto del medico del lavoro ucciso. Chiede di essere protetto dall’anonimato proprio in virtù del suo ruolo, delicatissimo, nell’ambito del procedimento che vede come parte offesa la compagna di Piero Casonato, Anna Maria Dentini, assistita dai legali Enrico Di Martino e Guido Bernieri.

«Era un giorno di festa - ricorda - Avevamo già lavorato la mattina e, a pranzo Piero aveva invitato me e altri tre operai a mangiare i tordelli in un ristorante del centro. Intorno alel due eravamo tornati alla villa, Piero si era sdraiato in macchina, per riposare un po’. Noi abbiamo fatto qualche lavoretto ma, intorno alle quattro avevamo deciso di andare via, di tornare a casa. Abbiamo notato una macchina bianca che scendeva giù dal bosco. Piero disse: sarà mio fratello che vuole farci le foto». «Marco Casonato già parecchie volte arrivava con la macchina fotografica e immortalava quello che facevamo nel giardino della villa - continua il racconto il super testimone - Quel pomeriggio anche Piero aveva una macchina fotografica, l’aveva portata per documentare che alcune piante erano già cadute a terra e non erano state tagliate da noi durante i lavori. Piero sorrideva e ha cominciato, a fare scatti al fratello. Marco si è avvicinato sempre di più con il muso della macchina, ha fatto cadere a terra Piero. E non si è fermato».

Il racconto si fa concitato. E l’operaio si alza la manica del maglione e ci fa vedere il segno di quel pomeriggio. «Il corpo di Piero era sotto le ruote, io e altri operai abbiamo provato a alzare la macchina, ma non ci riuscivamo. Piero gridava: “Marco, Marco, mi fai male”. Sono stati attimi terribili. Io a un certo punto mi sono messo alla guida di una Panda rossa, che usavamo per piccoli lavori, e ho provato a fermare la furia di Marco. Mi ha urtato con tale violenza che l’auto si è fermata. Nel frattempo altri ragazzi erano riusciti a allontanare il corpo di Piero, aveva i vestiti a brandelli. Stava malissimo. Abbiamo chiamato i soccorsi, mentre il fratello di allontanava dal cancello opposto».

«Io quel giorno non riesco a dimenticarlo - continua - Per riuscire a dormire ho dovuto ricorrere a un sostegno medico, ogni notte mi tornano in mente quelle immagini, terribili. Noi abbiamo fatto il possibile, un ragazzo ha perfino rotto il finestrino del Doblò di Marco per poter togliere le chiavi, Ma non siamo riusciti a arrestare la sua marcia. Non siamo riusciti a salvare Piero».

Un racconto choc e una deposizione che la Procura ha messo agli atti dopo aver sentito, per ben due volte, il testimone che, il pomeriggio del primo novembre scorso, non ha esitato a mettersi alla guida di una macchina per cercare di fermare, questa la sua versione dei fatti, la furia di Marco Casonato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista