Quotidiani locali

«Il marmo vi dà 27,7 milioni, diteci come li usate»

Carrara, Balestri (Confindustria): un terzo delle entrate grazie a noi, ora il Comune faccia un bilancio sociale di settore

CARRARA. «Il Comune dica come usa i nostri contributi del lapideo»: a chiederlo è Andrea Balestri, di Confindustria Livorno Massa-Carrara, già direttore di Assindustria Massa-Carrara. La richiesta è giustificata dal fatto che gli imprenditori del marmo vorrebbero far capire meglio che oggi i versamenti sono ingenti (27,7 milioni di euro, un terzo circa delle entrate complessive). E a corredo allega un’ampia documentazione contabile. Osserva Balestri: «Nonostante le reiterate sollecitazioni, il Comune di Carrara fino ad oggi non ha fatto alcuno sforzo per fornire alla comunità locale informazioni sull'uso delle risorse (contributi escavazione e canoni concessori) fatte affluire nel conto economico dell'Amministrazione dal settore marmo, che sono pari ad un terzo delle entrate, 27,7 milioni di euro su un totale di poco più di 79 milioni. Alla base di questa singolare "rimozione politica" ci sono ragioni oggettive. Infatti, salvo poche eccezioni (multe), per il principio di unitarietà delle entrate, non è possibile ricondurre singole voci di spesa a una particolare fonte di introiti (tributi, canoni, trasferimenti). Pur riconoscendo queste difficoltà gli imprenditori sono convinti che maggiori informazioni potrebbero influire positivamente sul modo in cui sono percepite le cave; da qui i continui inviti a mettere a punto un "bilancio sociale di settore" che si avvicini quanto più possibile ad una ragionevole rendicontazione dell'apporto del marmo alla vita locale».

leggi anche:


Il valore delle entrate. Balestri ricostruisce che «Il valore delle entrate pro capite del Comune di Carrara nel 2015 ammontava a 1.267 euro, contro 1.064 euro di Massa (1.131 euro media Toscana; 1.023 euro media Italia); in pratica siamo di fronte a un + 23,8% per abitante rispetto al dato medio nazionale. A spingere in alto i valori medi di Carrara sono le entrate extra tributarie che, per l'80%, provengono dal marmo. L'importanza delle imposizioni sul settore lapideo si coglie chiaramente anche nel confronto con altre voci: per l'Imu, sempre nel 2015, cittadini e imprese hanno versato 11 milioni e per l'addizionale comunale Irpef 5,3 milioni (per il 20% queste sono sempre risorse ascrivibili al marmo)». E ancora: «I trasferimenti da altri enti (Stato, Regione) sono fermi a 4,3 milioni e decisamente staccate sono anche le partite relative ad un servizio come quello dei rifiuti (Tari) con 13,9 milioni accertati».



I costi sostenuti per il settore. Nella sua nota, Balestri dice che «sono frequenti le litanie delle spese che il Comune sostiene per la gestione del settore anche se, nelle pieghe del bilancio non si riesce ad enuclearle in modo univoco. Questo vale in particolare per gli interessi sui mutui che, per una parte consistente, sono stati accesi per finanziare la realizzazione della "strada dei marmi". Nel 2015, il loro importo complessivo (mutui per la strada marmi e per gli investimenti di tutti gli altri settori) è stato di 6,6 milioni, cifra che corregge ma non ridimensiona il contributo delle imprese estrattive. Sempre restando tra le voci di spesa riconducibili al sistema marmo, dai 27,7 milioni di entrate dovremmo defalcare le spese sostenute dal Comune per una serie di attività e di servizi che comprendono uffici tecnici dedicati, le pulizie e la manutenzione delle strade di accesso alle cave, le speciali pensioni per i cavatori e la gestione delle pese, ma dai dati dei bilanci questo non è possibile; si conosce, invece, l'importo dei trasferimenti all'Asl per il soccorso cave, alla Regione per il servizio minerario e al Parco Alpi Apuane (in tutto 2,2 milioni)».

Non tutto è incassato. «Ovviamente - aggiunge - dobbiamo tenere presente che nel caso della tassazione del marmo, come per le altre imposte, non tutti i contributi accertati sono effettivamente incassati; si tratta, sempre per quanto attiene al settore cave, di circa 5 milioni di euro che riguardano prevalentemente pagamenti che saranno (come in alta percentuale lo sono sempre stati) regolati in esercizi successivi. In ogni caso i mancati incassi effettivi del marmo sono stimati in circa 2 milioni. Un'altra incertezza tra le voci di entrate riguarda i fondi appositamente accantonati (ma comunque versati dalle imprese) in attesa del giudizio sulla tassa marmi pendente davanti al Consiglio di Stato: 5 milioni di euro. E' un'operazione comprensibile anche se un precedente (la sentenza della Corte di giustizia europea del 2004) induce a ritenere improbabile da parte delle imprese, anche in caso di sentenza a loro favorevole, la richiesta di restituzione; in quel caso, come è noto, le imprese rinunciarono a richiedere circa 50 milioni di euro di tassa marmi non dovuta. Allargando l'analisi oltre le entrate e le uscite correnti, destano invece perplessità i flussi in conto capitale, capitolo che tra società partecipate e contratti finanziari a rischio ha drenato e continua a drenare tante risorse (5,6 milioni di euro). Tenuto conto di tutti questi correttivi resta comunque ragionevole pensare che circa la metà delle entrate generate dal settore marmo siano risorse nette a disposizione per le "missioni" e i "programmi" delle diverse funzioni in cui è articolata l'attività del Comune».

«Solido pilastro». In conclusione Balestri sostiene che «facendo due conti, risulta chiaramente che il gettito netto del settore marmo è sufficiente, ad esempio, per coprire, messe insieme, le spese per il sociale (7,4 milioni), l'istruzione (5,1 milioni), la cultura (2,2 milioni) e lo sport (1,1 milioni). Tutto questo ci ricorda che i contributi costituiscono un solido pilastro dei conti comunali e, di riflesso, di tutta la vita della città». (m.b.)
 

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista