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A 14 anni scappa da casa e chiama la polizia: «Aiuto, papà picchia mia sorella»

Massa, un quattordicenne scappa da casa durante la lite e chiama la polizia con lo smartphone

MASSA. Erano quasi le 23 di domenica12 novembre quando un ragazzino di quattordici anni, concitato per lo spavento, ha chiamato la polizia: «Aiuto, mio papà sta picchiando mia sorella». L’adolescente è stato calmato dall’agente che era all’altro capo del telefono e ha spiegato cosa stava succedendo: la ragazza, maggiorenne da pochi mesi, era rientrata tardi, rispetto all’orario che le aveva dato il genitore, e così era cominciata la discussione. Che è subito degenerata a causa delle risposte che i due protagonisti si davano. Di sfida. Fino a che il papà non ha alzato le mani contro la figlia: uno schiaffo che l’ha fatta cadere in terra. A quel punto il fratello piccolo è sceso in strada e con il suo smartphone ha chiamato le forze dell’ordine. Era talmente spaventato che ha detto al poliziotto che aveva raccolto la sua denuncia che avrebbe aspettato la volante sull’Aurelia. «Fate presto perché ho paura che possa succedere qualcosa di brutto, come ho visto in televisione».

E così ha fatto, anche se di tanto in tanto dava un’occhiata alla finestra di casa per capire cosa sta succedendo. Il centralinista lo chiamava per rassicurarlo dicendogli che i rinforzi stavano arrivando, nel frattempo sollecitava i colleghi che stavano svolgendo il solito servizio di controllo ed erano lontani da quella emergenza. Fino a quando il ragazzino non ha visto le luci lampeggianti blu. E si è rasserenato. È stato lui a portare gli agenti nell’appartamento dove si stava consumando la lite: «Avevo paura che facesse del male a mia sorella - ha spiegato a quelli in divisa mentre saliva le scale -, non è la prima volta che le mette le mani addosso. Ditegli di non farlo più».

Una richiesta innocente che ha intenerito i tutori dell’ordine, che hanno preso da parte i protagonisti di quella zuffa. La giovane aveva il viso rigato dalle lacrime e un segno su una guancia, l’uomo invece era stravolto dalla rabbia. Non è stato semplice riportare la calma in quella famiglia, anche perché l’adolescente voleva mettere fine a quella guerra tra la sorella e il padre che lo sta turbando da mesi. «Litigano sempre e io non li sopporto più. Mia sorella ormai è grande, perché deve rientrare prima di cena?».

Una poliziotta a quel punto se lo è portato nell’altra stanza e lo ha calmato. C’è voluto qualche minuto, fatto trascorrere parlando dei suoi fumetti e del suo cantante preferito (con tanto di poster sul muro sopra il letto). Uno stratagemma per dare modo ai colleghi di chiarire la questione. La giovane ha deciso che non avrebbe presentato denuncia, il padre ha tentato di abbracciarla ma lei lo ha allontanato. Dopo circa un’ora i poliziotti sono usciti da quella casa. Dicendo all’adolescente

che avrebbe potuto chiamarli tutte le volte che lo riteneva opportuno. Lui, già grande nonostante l’età, ha fatto un cenno con la testa. Poi è andato a dormire. Cercando di dimenticare quella brutta storia e quel momento familiare decisamente difficile. (d.d.)
 

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