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Marito e moglie trovati morti carbonizzati all'interno di un'auto

Lasciano una lettera d'addio, insieme a loro ritrovati anche i resti del cane. Il figlio aveva denunciato la scomparsa della coppia la mattina

AMEGLIA. Nel silenzio della notte di Ameglia, là dove i pescatori della zona cercano nell’ansa del fiume qualche pesce da tirare su, Manuel e Maria si sono dati una morte atroce, ardendosi vivi nella loro vecchia 500 bianca. Li ha trovati sotto un albero un agricoltore nella tarda mattina di ieri. Due corpi carbonizzati sui sedili della piccola utilitaria, coperta in parte dal cappello di foglie, consumato nel punto dove le fiamme sono divampate. Sembrava un’esecuzione.

Gli investigatori hanno lavorato tutto il pomeriggio per arrivare a identificare quei due corpi anneriti in Manuel Merino, di 78 anni, proprietario della pescheria “Da Manolo” a Sarzana, e sua moglie, Marisa Rossi, di 73 anni. Ma per ore la loro identità è stata un mistero. Chi sono i due cadaveri trovati a Camisano, frazione di Ameglia, a pochi passi dal depuratore? Perché sono lì, in un posto frequentato solo da pescatori?

In quel punto l’argine, la vecchia cassa di espansione del fiume, fa da confine tra Lerici e Ameglia. Sono terreni che il comune sta acquistando, con l’intenzione di fare un parco. La segnalazione è arrivata ai carabinieri attorno alle 13,30, a trovare i corpi un agricoltore di passaggio. Passeggiava sull’argine quando li ha visti e subito ha avvisato i carabinieri.

L’unico indizio che può ricondurre alle identità possibili dei due cadaveri è la macchina. Pochi gli elementi da raccogliere dopo l’intenso rogo che pare abbia bruciato fin dalla notte. E che si è spento consumandosi durante il giorno.

Sul posto intervengono i carabinieri di Sarzana e Ameglia, oltre che i vigili del fuoco. Cominciano i rilievi sui corpi, ma è subito chiaro che le informazioni più rilevanti arriveranno dalle analisi del numero di telaio della macchina, andata completamente distrutta nel rogo, per individuare l’ultimo proprietario nel tentativo di risalire alle due persone. Sul posto dirige le indagini il sostituto procuratore Luca Monteverde della procura del tribunale di la Spezia

Nel frattempo però agli investigatori arriva un altro dato da incrociare con quelli finora il loro possesso. Il figlio di Merino, Marco Geronimo, è andato al comando di Sarzana a denunciare la scomparsa del padre nel corso della mattinata. A insospettirlo un buco nella ruotine del genitore. Dalla Asl infatti lo avevano chiamato per avvisarlo che quel giorno il padre non si era presentato per il vitale appuntamento della settimana. Manuel, conosciuto dai più a Sarzana come Manolo, era infatti ammalato ai reni e andava in dialisi regolarmente. Ma ieri mattina non si era presentato.

Il figlio ha così deciso di cercare la coppia nei luoghi abituali, andando anche a casa. Ma dentro, lui ha le chiavi, non ha trovato nessuno. E a quel punto ha deciso di chiamare i carabinieri e segnalare la scomparsa di entrambi. Oltre che della macchina. Una vecchia 500 bianca.

Gli investigatori sul posto intanto continuano a mettere insieme le tracce. La macchina ha tutti e cinque i finestrini rotti. Il calore che si è sviluppato li ha fatti esplodere. Il resto della carrozzeria è quasi totalmente consumato dall’alta temperatura sviluppata dalle fiamme. Rimane insomma una carcassa. E ancora meno si può ricavare dall’analisi fatta sul posto dei corpi da parte dell’anatomopatologa Susanna Gamba. Anche se si riesce a capire, dalla grandezza di alcuni resti, che dovrebbe trattarsi di un uomo e di una donna.

Quando il quadro è ormai composto e gli elementi sono tornati a posto arriva la cassa mortuaria per portare via i resti.

Incerte le cause che avrebbero portato la coppia al suicidio. Entrambi erano molto conosciuti a Sarzana. “Manolo” era orginario dell’Andalusia ma negli anni settanta si era trasferito in pianta stabile a Sarzana, eleggendola a sua dimora. E aprendo la famosa pescheria in via Landinelli. E facendo coppia da moltissimo tempo con Marisa.

Lui, come detto, era ammalato. Lei invece soffriva di depressione ed era in cura per questa brutta malattia. Ma, da quanto emerso finora, non hanno lasciato tracce o giustificazioni del loro gesto.


Hanno scelto quel posto per togliersi la vita. Manolo lo conosceva prima. Probabilmente prima di dare alle fiamme l’auto si sono sedati e poco prima di perdere conoscenza uno dei due ha appiccato il rogo. L’ultimo cenno una telefonata al figlio la sera prima. Poi più nulla.

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