Quotidiani locali

Cava Viti verso lo stop, ma non c'è un piano per smaltire l’amianto

Lunedì previsto un incontro con l’assessora Fratoni. Senza alternative alla discarica di Montignoso il rischio è un aumento degli abbandoni

MONTIGNOSO. Ex Cava Viti è accerchiata, tre consigli comunali dei paesi limitrofi ne hanno chiesto la chiusura alla Regione. Sono Forte e Pietrasanta, che hanno già protocollato le richieste in Regione, Montignoso che deve ancora farlo e rimane Seravezza che si appresta a votare al prossimo consiglio. La parola finale spetterà a Firenze, questo è sicuro; ma che succederebbe se la cava dovesse davvero venire dismessa? Preoccupa in particolare l’amianto, mancando un piano di recupero e riciclo di questo materiale su scala regionale.Insomma, se si dovesse andare oltre la dismissione della discarica montignosina, bisognerà anche pensare a come gestire quello che diventerebbe un "vuoto" nel ciclo dei rifiuti locali. Il consiglio comunale di Montignoso ha approvato, con i voti della maggioranza la richiesta di chiudere la discarica.

E lunedì 16 l’assessora regionale all’ambiente Federica Fratoni incontrerà il sindaco di Montignoso e presidente della provincia Gianni Lorenzetti per discutere della situazione.«Con il voto in consiglio abbiamo dimostrato che la volontà politica c’è - asserisce Lorenzetti - ma mi pare che manchi, da parte di chi da sempre si è schierato per la chiusura, un’idea sul dopo. Cosa succederà ai rifiuti che non verranno più conferiti in discarica»? C’è prima di tutto la questione del rapporto tra rifiuti inerti e speciali sul totale che deve essere di 70%/30%. Limite che fino al 2016 è stato più volte superato dalla cava e sul quale hanno insistito molto i comitati come argomento per la chiusura. «Chiudere senza immaginare alternative - sostiene Lorenzetti - è però un pericolo oggettivo. Oltre che un costo per chi conferisce. I singoli imprenditori o cittadini che dovranno smaltire l’amianto dovranno mandarlo più lontano, se non all’estero, con costi molto più alti. E così c’è il rischio che venga abbandonato con rischi per l’ambiente».Il sindaco insomma pare orientato per uno smantellamento "soft". Ragionato. «Abbiamo con chiarezza dato un indirizzo con il voto in consiglio, siamo per la chiusura. Però credo che occorra pensare come territorio unico. Si scopre che a Carrara ci sono discariche abusive di terre scavate nella lavorazione del marmo e abbandonate così. Perché non pensare a portarle in cava invece di dismettere tutto?».Ancora più caustico è il direttore tecnico di Programma Ambiente Apuane, gestore dell’ex cava Viti, Gianpaolo Nadalini: «La situazione delle discariche in Toscana è tragica. Se la Regione deciderà di chiudere Montignoso ci sarà un aggravio dei costi notevoli, in Toscana non ci sono altre discariche per l’Eternit. Chi produce rifiuti dovrà portarli altrove, nemmeno in altre regioni, ma all’estero. Con costi esorbitanti».E fa un esempio: «Ultimamente quando abbiamo fatto dei lavori di bonifica siamo andati in campi abbandonati, terreni non recintati e parcheggi in disuso. Tutto amianto abbandonato. Le lastre esistono, la cosa migliore è capire come vadano gestite. Chiudere gli occhi, e la discarica, non è la soluzione».

Per ora il conferimento di eternit in cava è sospeso, volendo rispettare il parametro del 30% su base annua. A oggi siamo al 37%. «Ma prendendo solo terre e marmettola rientreremo nei parametri da qui a fine dicembre», si dice sicuro Nadalini.Il presidente della Commisione di controllo consiliare di Montignoso Andrea Cella ricorda che però il problema è anche ambientale. «Se si arriverà alla chiusura occorrerà trovare un’altra discarica o siti idonei. Non è una buona idea averla fatta sorgere così vicino alle casee a un parco. L’ultima valutazione di impatto ambientale l’ha fatta la provincia e risale a molto tempo fa».

E c’è la questione delle fibre d’amianto, che le rivelazioni Arpat certificano sotto i livelli di legge, ma trovate vicine al piazzale di scarico. «Una gestione non ottimale», suggeriva la commissione. Così come il monitoraggio delle acque di falda e sui contaminanti, per ora, come già suggerito da Arpat, troppo limitati

nello spazio per essere rassicuranti. La solita partita tra economia, ambiente e lavoro che andrebbe giocata in maniera seria, senza prendere rischi per la salute o aprendo voragini alla gestione selvaggia dei rifiuti come spesso accade. Occorrerà vigilare nei prossimi mesi in maniera attiva.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista