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L’allarme degli esperti: la costa apuana finirà sott’acqua

Lo scenario apocalittico è previsto per il 2100, l’area apuo-versiliese fra quelle considerate a rischio

MASSA-CARRARA. Secondo le previsioni dei geomorfologi italiani la costa apuo-versiliese e una parte del territorio circostante potrebbero finire sott’acqua. E in tempi relativamente brevi: entro il 2100, cioè fra poco più di 80 anni. Un destino che evoca gli scenari del film apocalittico “The day after tomorrow” (2004) e che, secondo gli esperti, sarebbe segnato per cause diverse: scioglimento dei ghiacciai, riscaldamento superficiale, movimenti tettonici, estrazione di gas o il prelievo di acqua.

Il pericolo, come dimostra un articolo pubblicato dal “Tirreno” il 20 giugno 2004 proprio in cronaca di Carrara, era già stato segnalato dal climatologo dell’Enea Vincenzo Ferrara il 31 marzo del 2017 nel suo intervento alla tavola rotonda “L’alba del giorno dopo”, organizzata da Modus Vivendi a Roma. In tale occasione Ferrara aveva affermato che nel 2090 il livello del Mediterraneo, a seguito dell’aumento delle temperature, che scioglierà progressivamente i ghiacci dei poli, salirà di 30 centimetri, sommergendo 4.500 chilometri quadrati di aree costiere, tra cui il nostro litorale.

In questi giorni sono tornati a dare l’allarme gli iscritti all’Associazione italiana di geomorfologia (Aigeo), che, dopo anni di studi, si sono ritrovati a Taranto, sotto la guida di Giuseppe Mastronuzzi, docente a Bari e coordinatore del gruppo di lavoro di morfodinamica costiera dell’Aigeo.

E le loro previsioni descrivono uno scenario che, se possibile, risulta ancor più grave di quello ipotizzato da Ferrara 13 anni fa. Gli esperti, infatti, hanno confermato che sarebbero a rischio buona parte delle coste italiane, inserendo nuovamente in questo elenco il litorale apuo-versiliese. Ma, stando alle proiezioni elaborate dall’Aigeo su dati scientifici forniti da Enea, Ispra, Australian National University, Dipartimenti di scienze della terra di Napoli e di Catania, i chilometri quadrati di coste inghiottiti dal mare entro il 2100 saranno ben 7.500, distribuiti in 33 aree.

A rischio inondazione non sarebbero solo l’area veneziana e la costa dell’alto Adriatico, ma anche la riviera apuo-versiliese, la piana Pontina, quella di Fondi, Taranto, le coste di Catania e Cagliari. L’entità del pericolo, però, non sarebbe uguale per tutte le aree e risulterebbe maggiore là dove esistono già erosione ed instabilità dei litorali, come nell’alto Adriatico e nell’alto Tirreno. Nella peggiore delle ipotesi il livello del mare si alzerebbe di oltre un metro e mezzo, in quella migliore di “appena” 30 centimetri. Per il nostro litorale le previsioni “ottimistiche” prevedono un innalzamento di 207 millimetri (poco più di 20 centimetri), mentre quelle “pessimistiche” parlano di 1.427 millimetri in più (quasi un metro e mezzo).

Le conseguenze ambientali del fenomeno, spiegava già Ferrara nel 2004, saranno le erosioni, l’infiltrazione di acqua salmastra nelle falde costiere, la perdita di zone umide, la perdita o modifica della biodiversità marino-costiera, il surriscaldamento terrestre dovuto al minor assorbimento di anidride carbonica da parte del mare ed il cambiamento del regime idropluviometrico, che, concludeva lo studioso, porteranno ad una disperata migrazione della popolazione. Insomma, il livello

del mare ha sempre subito variazioni, ma adesso è scientificamente provato che gli innalzamenti avvenuti nell’ultimo secolo sono stati senza precedenti. Nessuno, dunque, può più permettersi di ignorare i cambiamenti climatici dovuti all’azione dell’uomo, ormai in atto a livello planetario.

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