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Massa Carrara: meno infortuni, ma più morti e più malati

I dati ufficiali forniti dal direttore dell’Inail: triplicate le vittime (nove nel 2016). Salite dell’80% le malattie professionali

MASSA. Negli ultimi 5 anni a Massa-Carrara sono diminuiti i casi di infortunio sul lavoro, ma sono triplicate le morti bianche ed aumentate di oltre 300 unità le malattie professionali. Questi i dati forniti da Giovanni Lorenzini, direttore dell’Inail di Massa-Carrara e Lucca, intervenuto alla 67ª giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro (Anmil) al teatro Guglielmi. «A Massa-Carrara -ha detto Lorenzini- le denunce di infortuni mortali sono aumentate, passando dalle 3 registrate nel 2012 alle 9 del 2016, con una variazione percentuale del 200%. Nel 2017 si sono poi avuti due nuovi casi.

Sempre nel quinquennio 2012-2016 sono aumentate dell’80,3% le denunce di malattie professionali in territorio apuano, passando da 376 a 678. Le denunce di infortuni generici in provincia, invece, risultano calate del 17,6%, scendendo da 3.211 a 2.647». La cosa più grave è che tutto questo è avvenuto in un periodo di tempo in cui le morti bianche in Italia ed in Toscana sono calate rispettivamente del -19,2% (da 1.366 casi a 1.104) e del -25% (da 100 a 75). Per quanto riguarda le malattie professionali, poi, vediamo che a Massa-Carrara la percentuale relativa al loro aumento risulta persino superiore a quelle toscana e nazionale, che in quegli anni sono salite rispettivamente del 28,9% (da 5.892 a 7.593) e del 30,2% (da 46.286 a 60.260). Sotto il profilo degli infortuni lavorativi generici, la situazione apuana sembra invece migliore di quella nazionale, dal momento che i dati Inail relativi ai primi 7 mesi del 2017 hanno registrato in Italia una crescita del 1,3% per gli incidenti sul lavoro e del 5,2% per le morti bianche.

Da gennaio a giugno gli incidenti denunciati ma non ancora riconosciuti come tali sarebbero stati oltre 380mila (contro i 370mila dello stesso periodo dell’anno scorso), mentre i morti sarebbero saliti da 562 a 591: vale a dire 29 vittime del lavoro in più. Alla cerimonia al teatro Guglielmi ha partecipato anche il sindaco Alessandro Volpi, che ha aperto il suo intervento commentando i dati nazionali. «591 morti in 7 mesi -ha detto il primo cittadino- significano quasi 3 decessi al giorno. Alcuni commentatori hanno spiegato tale inversione di tendenza in negativo con la ripresa economica, ma questa costituisce una giustificazione inaccettabile. In un Paese che si definisce democratico, infatti, la crescita economica non dovrebbe mai comportare anche quella dei feriti e dei morti sul lavoro».


Oratore ufficiale dell’evento, di fronte a un folto pubblico, è stato Giacomo Bugliani, consigliere regionale del Pd e presidente della prima commissione. Tra i relatori anche il presidente provinciale dell’Anmil Paolo Bruschi, il prefetto Enrico Ricci, il segretario della Cgil di Massa Carrara Paolo Gozzani. «Questi ultimi dati nazionali, pur se ancora provvisori, -ha aggiunto Bruschi- destano forte preoccupazione, poiché prospettano una quasi certa ed inaspettata inversione del positivo trend storico dell’andamento infortunistico registrato nel nostro Paese e nel nostro stesso territorio».

A moderare il dibattito è stato il giudice Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia, che ha voluto ribadire l’impegno delle istituzioni contro ogni forma di lavoro irregolare, insicuro ed insalubre, come diciamo anche a parte. Il sottosegretario ha anche ricordato le iniziative del governo a favore delle vittime degli infortuni lavorativi, come l’approvazione di una legge in base alla quale l’assegno di invalidità non è più considerato come una rendita da sottoporre a tassazione.

Gozzani si è poi concentrato sul problema della sicurezza del lavoro nelle cave di marmo, prendendo spunto dall’incidente occorso giorni fa ad un cavatore 65enne. «Dopo i 60 anni - ha affermato - non si dovrebbe più lavorare in cava, perché i riflessi e la velocità non sono più quelli di un tempo. Così si rischia la vita. Nella nostra provincia, poi, avvengono anche incidenti che i lavoratori non denunciano, per paura di ritorsioni».

A chiudere il dibattito è stato Bugliani, che, citando una frase di papa Francesco, ha voluto sottolineare il valore della vita umana. «Quando avviene una morte sul lavoro -ha detto il consigliere regionale- non esiste alcuna forma di indennizzo in grado di colmare il dolore ed il vuoto provocato da questa enorme perdita. Poche o tante che siano le morti bianche devono restare sempre al centro delle nostre preoccupazioni, perché ogni vita è preziosa ed unica. Il nostro impegno per tutelarla, dunque, deve essere totale”.

L’esponente del Pd si è poi soffermato sulle iniziative volute dalla Regione per la prevenzione degli infortuni e la formazione in materia di prevenzione. In rappresentanza della Provincia era presente il sindaco di Bagnone Carlo Marconi, che ha riferito di essere rimasto invalido all’età di 22 anni, a seguito di un incidente occorsogli quando lavorava nel settore meccanico. «Restare invalido quando ero così giovane -ha raccontato- è stata un’esperienza tremenda, che mi ha segnato per tutta la vita. A seguito dell’infortunio, sono dovuto restare lontano dal lavoro per due anni. In seguito sono riuscito a trovare un'altra occupazione, ma in un campo diverso dalla meccanica».

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