Quotidiani locali

«Marmotec finita perché snobbata dai big del settore»

Carrara, l’analisi di Confartigianato Imprese punta il dito sul mancato sostegno di parte dell’imprenditoria

CARRARA. “Il destino della fiera del marmo di Carrara era segnato. Da tempo. E la ragione principale del suo declino sta nel fatto che troppe aziende apuane non credevano ad essa”. È, in sintesi, il passaggio più forte dell’analisi di Confartigianato Imprese di Massa Carrara sulla fine di Marmotec. L’associazione della piccola impresa, che ha come presidente Sergio Chiericoni e come vice Mirco Felici, fratello di , Fabio Felici, presidente della Internazionale Marmi e Macchine) va al cuore delle cause che a suo avviso hanno portato l'ente fieristico a prendere la decisione di cancellare Marmotec dal calendario.

La fiera, ricordano Chericoni e Felici, nacque per favorire la promozione del marmo di Carrara e anche degli altri materiali – il granito in primo luogo – che a Carrara venivano importati, segati e lavorati come in nessuna altra parte del mondo. In quegli anni, mentre la Fiera di Verona si teneva a Sant’Ambrogio di Valpolicella in una struttura molto più angusta di quella attuale e di vecchio stampo, Carrara seppe unire una struttura fieristica moderna ad un territorio che aveva nella filiera cave-aziende di trasformazione la sua grande forza.

Già negli anni 90 – prosegue l’analisi di Confartigianato – l'economia del marmo però cambiò: molti Paesi emergenti iniziarono a strutturarsi per lavorare e commercializzare direttamente i propri materiali e in molte nazioni nacquero o si rafforzarono fiere del settore lapideo analoghe alla nostra. Negli stessi anni, inoltre la fiera veneta si traferì dalla Valpolicella a Verona in un nuovo complesso fieristico grande il triplo di quello di Carrara.

«In questo contesto – sostengono i dirigenti di Confartigianato Imprese – la strada da percorrere per difendere un patrimonio economico e culturale sarebbe stata innanzitutto quella di rilanciare un marchio proprio di materiale e di lavorazione, sia da parte del pubblico, sia da parte del privato rafforzando la qualità della nostra filiera, cosa che non venne fatta. Un’altra operazione poteva essere quella di biennalizzare l'evento rendendolo alternativo a quello veronese. Un’ipotesi che in effetti venne proposta dalla Fiera veronese, ma scartata con supponenza dai dirigenti carrarini di allora».

Il mancato rilancio del marchio e il no alla biennalizzazione non sono però, nell’analisi di Confartigianato, gli unici errori commessi in quel periodo. A metà degli anni '90, si decide di allargare la fiera, con la costruzione di nuovi padiglioni. Per finanziare l’ampliamento viene richiesto agli espositori di sottoscrivere nuove quote azionarie (i privati, comprese la banche, hanno una partecipazione sotto il 30%) in CarraraFiere. Ebbene, rileva l’associazione artigiana, «da allora molti espositori non si sono più visti a Carrara...».

Vero, prosegue la disamina, Carrara oggi ha quattro Padiglioni, Verona ne dispone di 13. Carrara ha pochi alberghi, Verona ne ha molti e ha pure un aeroporto, oltre ad una collocazione geografica più centrale e raggiungibile. Ma no è solo una questione di dimensioni, offerta e logistica: «Soprattutto, Verona ha avuto sempre il convinto sostegno delle proprie aziende locali di lavorazione, cosa che non è avvenuta a Carrara. Molte grosse aziende apuane non hanno mai voluto investire o partecipare alla nostra Marmotec, al massimo hanno “concesso” un paio di blocchi da esporre (gratis) nel piazzale. Uno squilibrio di interesse che ha significato molto nel sancire la subalternità della fiera carrarina. Avranno inciso anche cattivi rapporti personali con la passata dirigenza, ma se la locale comunità economica, per cui venne creata la Fiera del marmo, non ci crede allora il destino di una Fiera è segnato».

Quanto agli elementi di novità introdotti nelle ultime edizioni della rassegna di CarraraFiere, Confartigianato li giudica «interessanti, come ad esempio i B2B». Ma oramai, osserva, «i buoi erano scappati dalla stalla». Ben venga, quindi, «il necessario cambio di format che possa evitare ulteriori sprechi di risorse, valorizzando invece i punti di forza di Imm che ancora oggi ci sono (Centro Studi, Laboratori, marketing) in favore delle aziende apuane e della promozione del nostro marmo nel mondo. L'unico modo, tuttavia, per tutelare l'economia apuana del lapideo sarà quello di potenziare e promuovere la filiera di lavorazione. La tutela di un marchio sarà importante, ma a poco servirà se non ci sarà la consapevolezza, per scelta, che favorire la lavorazione del prodotto finito in loco (non solo lastre lucidate, quindi) è l'unica strada per non diventare un semplice bacino minerario. Diciamo “per scelta” per andare oltre alle imposizioni della legge regionale e premiare il know-how che ancora
abbiamo nelle nostre Aziende.

Auspichiamo quindi – è la conclusione di Confartigianato – che il nuovo format di fiera preveda spazi premianti per le aziende artigiani locali che possano mostrare il proprio saper fare, che ancora (quello sì) ha pochi rivali nel mondo».c,f,

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics