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Il padre rischia di morire, la figlia: "Al Noa ci hanno preso in giro"

L'amaro sfogo della figlia di "Cozon Cercò" Giancarlo Valsega, storico tifoso azzurro

CARRARA . «Non ho alcuna intenzione di procedere per vie legali, quelle con gli ospedali sono cause perse. Voglio soltanto che tutti sappiano cosa sta succedendo. Sono stata presa in giro dai medici. Ho il padre moribondo su un letto d’ospedale, con lo stomaco asportato senza neppure essere stata avvertita. Mi hanno tenuto all’oscuro di tutto».

Parole cariche di rabbia, pronunciate con la voce rotta da una figlia che da giorni fa avanti indietro da Carrara al Nuovo ospedale delle apuane, a Massa, dove è ricoverato il padre, che lotta tra la vita e la morte. Giancarlo Valsega, 78 anni, tifosissimo della Carrarese, noto come “Cozon Cercò”. Proprio mentre seguiva i gialloblù dagli spalti del Dei Marmi, il 3 settembre scorso, nel match di campionato contro il Pro Piacenza, Giancarlo ha accusato un malore ed è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso del Noa.

«Mio fratello era in un altro settore dello stadio – racconta ancora Mara Valsega, figlia di Giancarlo – e si è spaventato molto durante la corsa in ospedale». Dopo i primi accertamenti, però, non emerge un quadro clinico particolarmente grave. «È stato sistemato nel reparto di osservazione breve intensiva - prosegue Mara Valsega - dove gli è stata diagnosticata una pancreatite». Giancarlo non torna a casa, resta in ospedale. E, oltre alla pancreatite, spunta un altro problema. Niente in confronto a ciò che la figlia sostiene sia stato nascosto per giorni dai dottori che hanno seguito Giancarlo.

«Una dottoressa ci ha comunicato che a mio padre erano stati individuati anche alcuni calcoli alla cistifellea. E che quindi – va avanti la figlia nel racconto – in primo luogo avrebbe dovuto smaltire la pancreatite, dopodiché avrebbero tolto i calcoli. Ci hanno parlato anche di una recidiva dell’ulcera, che mio padre ha operato a 18 anni, da asportare».

L’operazione per “eliminare i calcoli” dura sei ore, dalle alle 8,30 alle 14,30. Giancarlo Valsega, stando alla versione data dalla figlia, torna in camera visibilmente provato dall’intervento. «Un’infermiera diceva ad ogni medico che visitava mio padre che in lui c’era qualcosa che non la convinceva. Ho provato a chiederle spiegazioni, ma lei mi ha risposto che si trattava di aspetti organizzativi, che quindi non mi riguardavano». Le condizioni di “Cozon” peggiorano, fino a quando, il giorno successivo all’operazione, Mara arriva all’ospedale per la consueta visita dell’ora di cena e non trova il padre in camera. «Mi hanno detto che era stato operato per uno sversamento del liquido biliare», dice ancora la figlia.

La situazione sembra precipitare, ma Giancarlo dopo tre giorni dall’intervento viene riportato nel reparto di chirurgia. Passano tre giorni e l’uomo va in arresto cardiaco: viene rianimato con l’ausilio di un defibrillatore. Poi, la drammatica svolta della vicenda, arrivata giovedì scorso. «Ho chiesto di poter parlare coi medici, perché non riuscivo a capire – va avanti la donna – come mai mio padre avesse rischiato di morire in seguito a una pancreatite e a dei calcoli. Ho chiesto che mi venisse detta la verità». E la realtà delle cose Mara Valsega se la vede arrivare in faccia, diretta come il più forte dei cazzotti. «Un medico ha tentennato per alcuni minuti, poi mi ha guardato e ridendo mi ha detto che non era vero della pancreatite e dei calcoli, ma che a mio padre è stato asportato lo stomaco per la presenza di un carcinoma. E mi è stato anche riferito che sono in corso le analisi per capire se ci sono metastasi».

Il racconto della figlia di Giancarlo Valsega è da brividi. Oggi l’uomo è ricoverato in rianimazione, con numerose infezioni interne. «Hanno mentito a me, a mio fratello, al mio compagno. Ma soprattutto hanno mentito a mio padre, lui dice

che non gli è mai stato comunicato della presenza di un tumore e della conseguente asportazione dello stomaco. Sono sconvolta – conclude Mara Valsega – spero solo di riportare presto a casa mio papà e di vederlo con la sciarpa gialloblù al collo».



 

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