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«La mitragliatrice? Stai tranquilla, ci fanno una foto...»

Carrara, la rievocazione dell’incendio e della mancata strage di Fontia. Una storia di eroismi e di persone che coltivano la memoria

CARRARA. Era una giornata fredda e ventosa e probabilmente da lassù, dalla cresta di Santa Lucia, si vedeva lo stesso spettacolo mozzafiato di oggi, della vallata che si allarga sotto la collina. Era mattina presto il 28 settembre del 1944 quando Eda Corsini, che all'epoca aveva solo 10 anni, venne tirata giù dal letto insieme alla famiglia e a tutti gli altri abitanti di Fontia, il paese appena sotto. Vennero tutti radunati nella piazza con 2 mitragliatori puntati contro: erano stati uccisi lì vicino due soldati tedeschi e per loro, gli abitanti di Fontia, non ci sarebbe stato scampo. La storia di Don Dario Fazzi e del colonnello Jack Phelan, due eroi della seconda guerra mondiale, si incrocia proprio qui, a Santa Lucia, teatro di scontri e rappresaglie particolarmente feroci per via del punto strategico della collina lungo, sulla linea gotica: il commando tedesco era in grado, da lassù, di coordinare tutte le molte postazioni della zona, che andavano dalla collina alla vallata.

Il 28 settembre del 1944 Santa Lucia era ancora controllata dai tedeschi che ordinarono l'esecuzione dell'intero paese di Fontia. La piccola Eda Corsini aveva freddo, racconta durante la cerimonia di commemorazione dell'incendio del paese, per ricordare le gesta eroiche di Don Fazzi e del colonnello Phelan, e chiese alla mamma cosa stesse succedendo: “Stai calma, che ci fanno una fotografia” le rispose la mamma per tranquillizzarla.

Proprio allora il parroco, Don Dario Fazzi, opponendosi al comandante tedesco offrì la sua vita in cambio di quella dei suoi compaesani: «Sono tutti innocenti!» disse. Tuttavia, quando di fronte alla determinazione del comandante, il Parroco si accinse a dare l'ultima benedizione accadde il miracolo: uno dei due tedeschi rimase solo ferito e, riprendendo coscienza, disse che i paesani di Fontia non erano i responsabili. Il Comando tedesco salvò le vite degli abitati ma decise comunque di dare alle fiamme il paese per via dell'alto dei partigiani che si nascondevano nei paraggi. Quasi un anno dopo da quell'episodio, il 15 aprile del 1945, ormai gli alleati avevano quasi espugnato la collina. La postazione tedesca a Punta Bianca, su coordinamento del commando di Santa Lucia, si apprestava a bombardare Carrara, già liberata. Visto il pericolo imminente, il Colonnello Phelan decise di occuparsi in prima persona della liberazione di Santa Lucia, riuscendo nell'intento ma subendo la durissima controffensiva a colpi di mortaio da parte dei nazisti. Jack Phelan, neppure trentunenne, perse la vita sui gradini della chiesa di Santa Lucia. Il suo corpo venne ritrovato da Don Fazzi, il quale provvide a ricomporlo assieme a quelli degli altri caduti e a celebrare le esequie. Questo eroico parroco continuò nella sua missione di pace anche dopo la guerra tenendo contatti coi reduci tedeschi e americani e facendo ricostruire la Parrocchia di Fossone utilizzando i finanziamenti concessi per la ricostruzione di Santa Lucia, rasa al suolo durante il conflitto.

«La conquista della postazione strategica di Santa Lucia permise lo sfondamento della Linea Gotica e quindi la liberazione del resto d'Italia, tra cui Liguria e Genova» spiega Pierpaolo Ianni, consulente legale presso il Senato della Repubblica e appassionato storico. Per ricordare il grande lavoro di riconciliazione del parroco nel dopoguerra Cristiano Corsini, Presidente della Proloco grazie alla quale si è potuta ristrutturare e riaprire la cappella ospitata dentro il cimitero di Santa Lucia, dove è sepolto il parroco deceduto nel 1973, ha voluto leggere il discorso che Don Fazzi tenne durante un suo viaggio a Dusseldorf, davanti ai consiglieri della città e il discorso di benvenuto della città, grata al parroco per la sua opera di riconciliazione. Presenti alla cerimonia che ha visto inaugurare anche una lapide per ricordare l'eroico colonnello, molti ragazzi, dello Zaccagna e della scuola media Dazzi a cui il vicepresidente Anpi Nando Sanguinetti si è rivolto parlando della scuola autoritaria e oppressiva vissuta da lui durante il fascismo: «State attenti ragazzi, Mussolini e Hitler durante la loro ascesa promettevano tutto a tutti e poi si è visto come è finita: informatevi, domandate e partecipate» ha esortato.

Ospite speciale anche Angel Matos direttore del cimitero americano di Firenze che ha ricordato il compatriota Jack Phellan e si è detto onorato dell'invito alla manifestazione. Libertà e giustizia come strumento di costruzione del nostro progresso è stato il commento del consigliere regionale Giacomo Bugliani, intervenuto alla cerimonia insieme al sindaco Francesco De Pasquale che ha parlato di memoria correlata alla nostra identità. E la senatrice Laura Bottici: «Ringrazio i giovani a cui non dobbiamo togliere il futuro e non commettere gli stessi errori». Particolarmente significativa è stata la lettura da parte di Nicol, giovane studentessa dello Zaccagna, della lettera di Harry Shindler, soldato britannico sbarcato ad Anzio insieme a Phelan e che ha dedicato la sua vita alla memoria, facendo scoprire molti luoghi dove sono caduti i combattenti del conflitto
mondiale, come il padre di Roger Waters dei Pink Floyd, deceduto ad Anzio durante lo sbarco: «Dobbiamo spiegare alle nuove generazioni che siamo liberi oggi grazie a persone come il collonello Phelan e come i Partigiani italiani» ha letto Nicol.

Francesca Vatteroni

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