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Fossi tombati, i soldi ci sono ma i progetti sono in soffitta

Nel piano “Italia Sicura” previsto un milione e 750mila euro per i canali in centro a Massa. Almeno quattro le situazioni di pericolo. L’ingegner Milani: «Subito i lavori»

MASSA. Quattro volte rischio. Tante volte quanti sono i canali tombati principali che da est a ovest attraversano il territorio di Massa, passando perfino sotto piazza Aranci, lasciando la città in balia di possibili esondazioni e rischi come quelli che sono costati la vita a nove persone nell’alluvione di Livorno. Eppure i soldi, nel piano “Italia sicura”, con progetti segnalati dalle Regioni e fondi messi a disposizione dallo Stato. E in quel piano Massa è ben rappresentata con nove progetti sul rischio idraulico, tra cui quello sulle tombature.

Un problema antico, del quale si è preso coscienza almeno da vent’anni. E almeno da altrettanti la situazione è ferma. Carlo Milani, ingegnere e ambientalista, li segnalò con un esposto alla Procura nel 1997, in qualità d progettista e direttore dei lavori, su incarico del Genio Civile, per la sistemazione del torrente Canalmagro, di cui il Fosso del Sale è affluente. Nella denuncia si segnalava il forte pericolo idraulico nella zona di Campaccio, territorio di Massa ma vicino al confine con Montignoso. Si segnalava in particolare la necessità di intervenire per rimuovere tombature abusive o inadeguate che strozzano il percorso dell’acqua.

La situazione, si diceva, è però più complessa di così. Diverse le situazioni di rischio, con gradi anche di pericolosità variabili. «C’è preliminarmente la situazione del Brugiano che arriva dalla pianura, nella zona del nuovo ospedale. Ha diverse tombature ma la portata non è temibile. Il fosso passa al di qua di piazza Betti, dal lato Carrara, ma lì il rischio maggiori è che ci siano allagamenti».

Più grave, e potenzialmente più pericolosa, la tombatura del Ricortola, che viene dal Candia e ha una portata maggiore. «Il fiume sparisce nella zona Pep di Castagnara e ricompare più tardi dopo una tombatura. Poi il fosso, che si chiama Cocombola, riappare a Romagnano ed è stato tombato nuovamente in via Martiri di Cefalonia. Un lavoro più breve del precedente ma non meno pericoloso. Forse anche di più perché siamo in zona industriale». Qui i lavori sono stati fatti per fare spazio a una strada che collegasse la zona dove era stata fatta ediliza popolare. Con i corsi tombati però nessuno si occupa della manutenzione e con una pioggia forte altrettanto, o anche meno, di quella di Livorno il rischio è alto.

L’altra situazione seria segnalata da Milani è quella della tombatura del Canale delle Grondini. «È troppo piccolo il canale. Già in passato il torrente ha fatto scoppiare le tombature ed è esondato allagando tutti i campi circostanti». E delle tombature da eliminare sono quelle sul Canal Magro-fFscione, «realizzate negli anni ottanta, dove si unisce con il Fosso del Sale: sono tombati sotto l’Undulna e arrivano nel Versilia».

E da ultimo il già ricordato Canale della Bocchetta,tombato che passa da Piazza Aranci. Un tratto breve, ma ha già fatto dei danni. Parte da Volpigliano, fu tombato nel ’700 e altri lavori sono stati fatti nel corso degli anni.

«Nel 2012 fu presentato un progetto per la stombatura del centro città, o almeno per la messa in sicurezza del Canale della Rocchetta, che scende giù da Volpigliano e attraversa il centro città e va verso il Frigido all’altezza di Borgo Ducale. Gli uffici da anni hanno presentato questo progetto per mettere in sicurezza il tutto. E l’ha preso in carico la Regione», spiega Nicola Cavazzuti, presidente della Commissione Ambiente.

E nelle pagine del progetto governativo “Italia sicura”, tra i progetti previsti su Massa, c’è infatti quello sul “Ripristino funzionalità idraulica canali tombati centro abitato”. Costo complessivo un milione e 750mila euro.
Ma il progetto è ancora allo stato preliminare.

«Si dà la colpa al cambiamento climatico, alle allerte meteo o alla protezione civile. La verità è che i nostri canali tombati, circa 30 km, andrebbero eliminati. Non c’è allerta per il rischio che tenga», conclude amaro Milani.

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