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«Ad Aulla a testa alta: fatto il mio dovere»

Il procuratore capo di Massa-Carrara Aldo Giubilaro si difende dopo gli attacchi ricevuti per la sua partecipazione al premio Lunezia

AULLA. Una partecipazione controversa quella del procuratore di Massa Aldo Giubilaro al premio Lunezia ad Aulla. La presenza del magistrato infatti ha attirato alcune critiche, sull’opportunità di partecipare a un’iniziativa pubblica nella città dove la procura ha intrapreso un’indagine sui carabinieri accusati di pestaggi in caserma contro alcuni fermati.

Dottor Giubilaro, la serata al Premio Lunezia le è piaciuta?

Direi proprio di sì. Bello l’evento e bella l’idea di far vivere la cittadina con eventi di questo genere. La criminalità si combatte anche facendo in modo che la gente si appropri dei suoi spazi. Complimenti al sindaco Valettini.

Sa che la sua partecipazione ha fatto venire qualche “mal di pancia”, come si è detto. Che è stata considerata inopportuna?

Mal di pancia? Credo proprio di no, non ne vedo la ragione. Perché poi?

Aulla è la città dove operavano i carabinieri indagati dalla procura e dove vivono i loro familiari. Mogli, figli...

Credo ci siano idee poco chiare in un giudizio come questo. Vede, in un sistema giudiziario l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio, come previsto dalla Costituzione. Non appena ho ricevuto la denuncia nei loro confronti, da parte di un cittadino italiano e non di un extracomunitario, tengo a precisare, ho fatto quello che la legge mi imponeva di fare: aprire un procedimento e disporre indagini.

Anche se si trattava di carabinieri.

Perché no. La frase che sintetizza l’essenza della giustizia in uno stato che vuole essere civile, “la legge è uguale per tutti”, non è per me né dovrebbe essere per tutti una vuota enunciazione teorica, da chiamare in causa solo quando fa comodo. Deve essere sempre la regola del concreto agire del magistrato, regola nella quale mi identifico fermamente perché sono persuaso che tutti dobbiamo essere uguali dinnanzi alla legge. Nessuno escluso. Non può essere consentito in uno stato di diritto che la sola appartenenza a una categoria sociale oppure a un corpo, sebbene glorioso come l’arma dei carabinieri, autorizzi persino la commissione di reati e metta al riparo dal subire indagini.

È il suo modo di intendere la funzione del pubblico ministero?

È il mio modo, certamente, ma dovrebbe esserlo di tutti nel guardare al ruolo del pm e giudicarne l’operato. Guai ad un pubblico ministero accomodante con i potenti e inflessibile con i deboli. Perciò nei miei sette anni di attività a Massa ho fatto il mio dovere di magistrato nei confronti di chiunque, sempre, senza recedere pe paura o timore reverenziale dinnanzi a nessuno. E questo dovrebbe essere apprezzato: non devono esserci italiani di seria A e di serie B. Se solo scorre le inchieste condotte dalla procura di Massa me ne darà atto. Non sta a me dire se avrò fatto bene o male, ma certamente non sono stato determinato ed inflessibile con i deboli e debole con i forti, per quieto vivere, per non urtare i potenti, per non farmi i nemici. Come certi altri...

Torniamo all’indagine e al premio Lunezia.

Mi chiedo e le chiedo: perché non avrei dovuto procedere nei confronti di persone denunziate per aver commesso reati, seppur appartenenti ai carabinieri? L’ho fatto con dispiacere e amarezza, vista la qualifica delle persone, ma questo non poteva fermarmi. E difatti, come in altri casi ugualmente delicati, non mi ha fermato e dopo 8 mesi di indagini, non due settimane, e oltre 18mila pagine di fascicolo, ritenendo sussistere i presupposti di legge per misure cautelari le ho chieste. Ho valutato male? Non lo so, ma sta di fatto che il gip, rilevata la fondatezza della richiesta, ha disposto le misure e le ha confermate. E le ha confermate pure il tribunale per il riesame di Genova. Come vede, ho fatto solo il mio dovere e, almeno fin qui, posso dire di averlo fatto anche bene.

Sì ma ad Aulla vivono i familiari dei carabinieri. Le rimproverano non solo una questione di legge, ma di buon senso, di sensibilità

Questione mal posta, se me lo consente. Se un carabiniere di Aulla arresta nell’adempimento del suo dovere una persona del posto, crede che ciò denoti scarsa sensibilità verso i parenti dell’arrestato se la domenica dopo va a vedere una partita di calcio ad Aulla o va in un locale pubblico a cena con gli amici? Oppure pensa che avrebbe dovuto astenersi dal procedere all’arresto.

Direi di no...

Certo che no! Perché arrestando legittimamente il suo concittadino il Carabiniere ha fatto solo il suo dovere e non ha nulla per cui non andare a testa alta (come ho detto prima), anche nella stessa cittadina dove vivono i familiari dell’arrestato! Ai quali andando allo stadio oppure a cena con gli amici – sono gli esempi di prima – non ha inteso certo mancare di rispetto. E comprende che sensibilità e buon senso. non c’entrano nulla, perché facendo le cose che ho appena detto ha solo fatto cose della sua normale vita di tutti i giorni... Lo stesso vale per me: con l’indagine sui Carabinieri ho solo fatto il mio dovere ed andando ad Aulla non ho inteso mancar di rispetto, non ho inteso irridere nessuno, né loro né i loro familiari. Senza dovermi vergognare di alcunché. Ho solo compiuto un normale atto della mia normale vita: partecipare ad un evento al quale ero stato Le dirò di più...

Dica. .

Se per non mancare di rispetto ai familiari degli indagati e per una questione di sensibilità, come dice lei, non dovrei andare nei loro luoghi, io ed i colleghi dell’Ufficio che indaghiamo nei confronti di persone di tutta la provincia di Massa, lo stesso dovrebbe valere ovviamente anche per loro, non dovremmo andare da nessuna parte, dovremmo stare chiusi in casa. Oppure andare a svolgere la nostra vita personale in altre province. Mi sembra una cosa fuori da ogni ragionevolezza. E se riflette che lo stesso dovrebbe avvenire per tutti i Procuratori, per tutti i Magistrati d’Italia, ai quali dovrebbe essere precluso vivere nei luoghi della loro vita abituale perché luoghi anche dei loro indagati, capisce come si rasenti l’assurdo.

Dunque ritiene di aver fatto bene ad andare ad Aulla.

Non si tratta di stabilire se ho fatto bene o fatto male; ho solo partecipato al Premio al quale ero stato invitato, senza alcun altro intento che assistere ad un evento

E ai familiari degli indagati cosa si sente di dire?

Ai familiari dico che mi rendo conto della gravità della situazione in cui sono venuti a trovarsi e delle devastanti ripercussioni sulle loro vite di mogli, di figli, di genitori. Dico che comprendo il loro dramma come comprendo il dramma dei familiari dei tanti altri indagati dalla Procura di Massa e che sono loro umanamente vicino, che hanno la mia piena solidarietà. Dico pure che disponendo le indagini e richiedendo le misure cautelari (adottate da altro Magistrato), ho fatto solo ciò che mi era imposto dalla legge, il mio dovere. Esattamente come i loro uomini tutte le volte che, arrestando un qualcuno nel corretto esercizio delle loro funzioni, hanno dato vita ad egualmente devastanti ripercussioni nei familiari degli arrestati. Ai quali direbbero: siamo dispiaciuti, ma hanno fatto il loro dovere. Andando ad Aulla perciò non ho voluto mancare loro di rispetto, come per formazione personale ed educazione
non mi permetterei mai di fare nei confronti di chicchessia, figurarsi di persone che vivono il loro dramma. Dico allora, da ultimo, che non mi attendo il loro apprezzamento, ma neppure di essere biasimato per avere svolto correttamente il mio ruolo di pubblico ministero.



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