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I forzati del lavoro: assunti come impiegati, usati come agenti immobiliari

I forzati del lavoro: assunti come impiegati, usati come agenti immobiliari

Sul contratto 12 ore la settimana, nella realtà 10 ore al giorno e una busta paga assottigliata. "Dovevamo anche fare le pulizie con prodotti acquistati da noi". Alla fine è scatta la denuncia

Questa che vi proponiamo è la terza storia di lavoro forzato in Toscana, di sfruttamento. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci da inchiestadeilettori@iltirreno.it .

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CARRARA. Luisa (il nome è di fantasia) alla fine li ha denunciati, con altri sei colleghi. Via dal posto che le aveva risucchiato la vita, restituendogliela a pezzi.

Lavorava per un’agenzia immobiliare, una rete piuttosto estesa sul territorio apuano. L’agenzia aveva assunto i sette dipendenti come impiegati, però, racconta Luisa, «facevamo gli agenti. Chiudevamo i contratti e li registravamo». Senza aver fatto il corso, senza tesserino. Sul contratto 12 ore settimanali. Nella realtà 10. Al giorno.

Rapporti che si invertivano nella busta paga. Si dichiarava una cifra, comprensiva di contributi. Ma poi i soldi venivano dati dentro a buste bianche, senza fattura. E tutti gli oneri, le spese previdenziali, venivano sottratti dal netto ai lavoratori. Uno schermo di legalità per nascondere lo sfruttamento. E poi il grottesco, degno del Paolo Virzì di “Tutta la vita davanti”. «Facevamo riunioni tutti insieme, dove si doveva mostrare entusiasmo ed essere sempre carichi. Si premiavano i venditori più bravi e si tiravano le orecchie ai più cattivi. Tutto questo in pubblico, come un grande show».

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E poi le pulizie da fare nelle agenzie, con prodotti comprati dai lavoratori e i capi che venivano a controllare la sera. La bolla si è sgonfiata però. Luisa e gli altri si sono rivolti alla Cgil e sono partiti gli esposti all’ispettorato del lavoro e alla guardia di finanza. «I diritti vanno difesi, anche quando sbatti la porta e te ne vai. Lo fai per gli altri», sostiene Luisa.

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