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Il cane Boris torna a casa: «Non era maltrattato»

La proprietaria assolta in primo grado, pianti di gioia.  Deciso il dissequestro del suo animale, che le sarà restituito

MASSA. Daniela Rivieri imputata per il reato di maltrattamento nei confronti del suo cane, Boris, è stata giudicata innocente dalla sentenza di primo grado recitata ieri mattina dal giudice Giovanni Trinci e adesso Boris dovrà esserle restituito. Il giudice ha infatti deciso che il Bull Terrier, preso in custodia dalla Lega del Cane dopo il sequestro avvenuto nel 2015, deve tornare a casa dalla sua padrona. Una sentenza dura nei confronti della più grande associazione che opera in difesa degli animali.

Daniela Rivieri si è presentata all’ultima udienza del processo accompagnata da tanti amici, i figli e il marito (anche lui imputato): fuori avevano affisso il solito grande striscione “Giustizia per Boris” e tutti indossavano le maglietta con la scritta “Boris deve tornare a casa”. E così sarà. Adesso il cane si trova al canile rifugio di Febo, a Montepepe, di proprietà di Roberto Guelfi, che è anche presidente dalla Lega del Cane di Massa-Carrara; il suo tutore è l’avvocato Alessandra Margara che, assistita dalla collega Valeria Palmegiani, si era costituita parte civile e adesso dovrà restituire Boris, come stabilito dal giudice. A nulla è valsa l’arringa puntuale dell’avvocato Palmegiani, durante la quale sono state ripercorse tutte le tappe della vicenda, soprattutto le prime chiamate alle Guardie zoofile per denunciare il maltrattamento di Boris, un cane vecchio e malato che il marito della Rivieri aveva preso con sé dopo la morte del suo padrone, un clochard di Marina di Carrara. Le guardie zoofile, oltre a notare la malattia dell’animale, senza pelo, ferito, maleodorante, iniziarono a fotografare il luogo in cui il cane viveva, una cuccia ricavata da un garage, chiusa da tavole di legno, con paglia sporca. Inizia così il tira e molla tra Daniela Rivieri e la Lega, che fa scattare il sequestro di Boris, per i maltrattamenti subiti. Il fatto però per il giudice Trinci non sussiste.

Boris (come si vede in una foto recente fornitaci dalla sua tutrice) oggi è quasi guarito: il pelo è ricresciuto, non prova più dolore, ci dicono dal canile, e sta seguendo cure specifiche, molto costose, per la sua dermatite. «Sentenza ingiusta- commenta la Margara in rappresentanza della Lega del Cane- contro cui faremo appello; soprattutto riguardo la restituzione di Boris che non può tornare in un ambiente pieno di altri cani e capre (la Rivieri ha in giardino alcune caprette) con cui non può avere contatti». «Sono soddisfatta della sentenza del giudice- risponde l’avvocato dell’imputata, Claudia Volpi- giustizia è stata fatta, adesso mi opererò perché Boris torni a casa il prima possibile». Durante la sentenza Daniela Rivieri ha pianto dalla gioia, una sua cara amica è svenuta per l’emozione, in aula hanno applaudito forte e gridato «Giustizia, giustizia». «Non credevo che ce l’avrei
fatta contro la Lega del Cane- conclude Daniela Rivieri- sono felice, non vedo l’ora di riabbracciare Boris e la prima cosa che farò sarà portarlo a Marina di Carrara, davanti alla trattoria “Da Maurin” dove era abituato a stare. Sono i suoi posti, sarà felice di rivederli».



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