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Latitante in carcere, tradito dal tatuaggio

L’uomo aveva tentato di ripulire il Carrefour con un complice. Fermato dalla polizia, aveva fornito una falsa identità

MASSA. Lo hanno arrestato per un furto tentato al Carrefour, nel centro commerciale Mare e Monti, e hanno scoperto che non era chi diceva di essere e che doveva scontare ancora una pena in carcere. A tradirlo sono stati una cicatrice e un grosso tatuaggio su una spalla, segni particolari contenuti nella banca dati della polizia che hanno permesso di smascherare la falsa identità che aveva fornito agli agenti intervenuti nel supermercato dopo l’allarme delle guardie giurate.

L’uomo, di nazionalità albanese, insieme a un connazionale, voleva portare via quanta più merce possibile infilandola dentro uno zaino schermato con la carta stagnola per non far suonare l’allarme. Ma le loro mosse non sono passate inosservate ai vigilantes che stavano controllando con le telecamere quello che succedeva tra gli scaffali. E così hanno dato l’allarme alle forze dell’ordine, che si sono fatte trovare davanti all’uscita del Carrefour. Giusto in tempo per acciuffarli. Avevano provato a portare via prodotti di marca, probabilmente per rivenderli.

La coppia ha fornito le proprie identità in questura. Ed è iniziata la ricerca per capire se avevano dei precedenti. Il primo, a parte una piccola cosa, non aveva mai avuto problemi con la legge; l’altro era completamente pulito. Ed è questo che ha insospettito l’agente che stava facendo la verifica al computer. Così, quasi per scrupolo, ha inserito nel motore di ricerca anche la cicatrice e il tatuaggio. Ed è spuntato un altro nominativo. Che risultava avere a suo carico un mandato di arresto da eseguire

. Per fugare ogni dubbio, quelli della scientifica approfondivano ulteriormente gli accertamenti, ottenendo il puntuale riscontro delle foto segnaletiche con i precedenti rilievi fotodattiloscopici, i tratti somatici, le cicatrici ed i tatuaggi. Si riusciva, quindi, ad accertare la reale identità dello straniero che veniva portato, dopo le formalità di rito, nel carcere cittadino per finire di scontare la pena detentiva.

Quasi nove mesi di residuo che sapeva di avere ma che col trucco della doppia identità riusciva a nascondere abilmente. Il complice

invece è rimasto nella camera di sicurezza e la mattina seguente è stato portato in tribunale, dove il giudice ha convalidato il fermo e ha fissato la data della direttissima. Che lo vedrà al banco degli imputati insieme al connazionale.

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