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In cento senza stipendio per mesi: l’allarme delle lavoratrici della mensa 

«Se gli istituti decidono di bloccare il tempo pieno prima della fine della scuola si perdono giorni». L’incontro con l’assessora all’istruzione Sdoga. «Chiediamo di lavorare nelle mense dei campus»

MASSA. Prendere l’ultimo stipendio a maggio e poi ricominciare a novembre. E per quattro mesi devi fare i salti mortali, perché magari sei una mamma, la sola ad avere uno stipendio in casa e l’estate rischia di diventare un incubo. Potrebbe capitare a ben 100 impiegate della Gazzoli, la società che gestisce le mense, in caso di interruzione anticipata dell’orario continuato rispetto alla fine dell’anno scolastico.
Ogni istituto stabilisce autonomanente quando concludere l’orario continuato, in base a delle valutazioni sul piano didattico e sulle esigenze. Ad oggi pochissimi istituti hanno comunicato al Comune le proprie intenzioni e la paura delle lavoratrici è di trovarsi nella situazione minacciata, e poi scongiurata, un anno fa, con alcune scuole che avrebbero voluto concludere a maggio l’orario continuato. E, di conseguenza, addio servizio mensa.
Per scongiurare il rischio di trovarsi in questa situazione alcune di loro si sono rivolte all’assessora all’istruzione Silvana Sdoga. Semplice la richiesta: convocare un incontro con i dirigenti scolastici e cercare una mediazione. Nella speranza delle lavoratrici il massimo sarebbe riuscire a concordare una conclusione uguale per tutti gli istituti concidente con la fine delle lezioni. Dunque fino alla metà di giugno.
«Nell’incontro con l’assessora – spiega Antonella Ghilardi di Filcams Cgil – abbiamo chiesto di sensibilizzare anche le famiglie sul tema, per riuscire ad avere il tempo pieno fino alla fine. Chiaramente c’è l’autonomia didattica e ognuno conclude quando vuole. Ma il ruolo delle famiglie e dei rappresentati d’istituto può essere decisivo. L’anno scorso l’intenzione di chiudere a fine maggio fu scongiurata proprio da una “rivolta” delle famiglie e alla fine si chiuse il 10 di giugno. Non si può trascurare il problema del reddito che viene a mancare così a lungo per una categoria così larga di lavoratrici».
Peraltro quasi tutte sono impiegati con contratti part-time. Alcune di loro lo integrano con altri part-time sempre legati alle pulizie all’interno degli edifici scolastici. Nessuna misura di sostegno al reddito durante i quattro mesi di buco e sopravvivere può diventare davvero un’impresa.
Ovviamente il problema della sospensione del reddito per 4 mesi non è soltanto legata all’assenza di una busta paga ma ha ricadute sul contributivo. Dei buchi abbastanza larghi sui versamenti previdenziali per lavoratori e lavoratrici che si trovano in condizioni di poter lavorare soltanto per otto mesi l’anno.
Tra le proposte avanzate all’assessorato all’istruzione c’è quella di inserire le lavoratrici all’interno di una rotazione nei servizi mensa, per ora esternalizzati, che accompagnano i vari campus estivi. «Su questo tema le scuole devono ancora dare la loro disponibilità – spiega Sdoga – e poi arriveranno i bandi di gara- È una possibilità di cui stiamo discutendo e cercheremo di renderla concreta. Bisogna individuare un percorso».
«Finora dalle scuole nessuna indicazione sulla chiusura – spiega Annamaria Battistini, ra, che lavora alla mensa di Ortola – speriamo che
ci facciano sapere presto. Le famiglie possono fare molto in questo senso». Con lei concorda la collega Gabriella Zanni, alla materna di Puliche: «Con i campus estivi la ditta avrebbe interesse a fare delle rotazioni, garantendo un salario anche durante l’estate. Sarebbe importante».

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