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Una mini Cinecittà con gli studenti dell’Accademia 

L’idea del produttore Bertolucci che sta girando a Carrara. Fornire maestranze e agevolazioni per richiamare i registi

CARRARA. Carrara e Lucca diventano il set per il cortometraggio del regista emergente Alessandro Puccini, film-maker lucchese che girerà il film tra agosto e settembre. La storia è quella di un sinto, che dopo essere uscito di prigione finisce a lavorare alle cave perché non riesce più ad integrarsi con la sua comunità, dedita ad attività non troppo legali. Parola dell’attore e produttore Alessandro Bertolucci (anche lui lucchese), volto noto del cinema e della televisione con importanti interpretazioni in curriculum, come per esempio “Un tè con Mussolini” e “Callas for ever” di Zeffirelli.
Bertolucci sta lavorando anche per portare in zona due produzioni americane, come aveva già fatto per “The little hours”, il film del regista hollywoodiano, Jeff Baena, girato interamente tra la Valle del Serchio e il castello di Fosdinovo. Questo quanto emerso nel corso della conferenza stampa organizzata dall’Apuania film commission di Daniela Marzano, in collaborazione con “Assoretipmi” rappresentata dal delegato provinciale, Giuseppe Bergitto.
Una conferenza piuttosto informale nella graziosa cornice del ristorante – enoteca “Re Bacco” di Nadia e Simona Cavazzini. In sostanza, Alessandro Bonucelli, è l’ideatore di una sorta di ricetta magica. Ricetta che si basa sul fornire maestranze, location, e tutta una serie di agevolazioni, come il suolo pubblico gratuito, che rendono determinati territori appetibili per le produzioni, sia italiane sia straniere.
Una visione lungimirante che oltre a fornire visibilità alle città ospitanti, porta lavoro alla popolazione e una ricaduta economica sulle attività turistiche. Idea, questa, che Apuania film commission sta tentando di riproporre per la nostra provincia. In cantiere anche la creazione di “cinepolo”, una sorta di mini Cinecittà ma senza studi di posa. L’area interessata è quella della Bic in zona industriale. Ma non è tutto: cardine di questa operazione sarà l’Accademia di belle arti cittadine, fucina di numerose maestranze e tecnici del settore.
Non a caso Bertolucci ha voluto per “The little hours” proprio due studenti (uno diplomato, l’altro ancora no) delle Belle arti. Bergitto e della sua associazione, invece, hanno il compito di trovare aziende e provvigioni in grado di concretizzare il progetto. Ovvero, fornire alle produzioni non solo i tecnici e le maestranze dell’ateneo cittadino, ma anche un servizio vero e proprio come per esempio la sartoria, la falegnameria o il trucco e parrucco. Tutte cose indispensabili per ogni produzione, soprattutto se queste sono già in loco. «Bisogna crescere ma in maniera graduale e costante – ha spiegato Bertolucci – prima i set sul territorio davano solo visibilità, in questo modo si ottiene anche una ricaduta economica. Una sorta di co-produzione con la città. A Torino per esempio
non fanno pagare il suolo pubblico, mentre a Roma i pressi sono improponibili – prosegue - una produzione americana da due milioni di dollari mi ha chiesto di anticipare il costo dell’Iva, ne ho parlato con la banca ed ho avuto l’ok. Questo è un valore aggiunto».
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