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Carrione, ipotesi lotti difformi la Provincia fa causa

L’avvocato Martini: «La richiesta danni sarà ingente». Contestazioni stragiudiziali su altre quattro zone

CARRARA. L’amministrazione provinciale affila le armi legali e schiera la sua difesa a colpi di perizie sul delicato caso dei lavori di rifacimento degli argini del Carrione eseguiti nei primi anni 2000.

Tutto nasce dal crollo della sponda di via Argine Destro, che il 5 novembre 2014, mandò sott’acqua mezza Marina di Carrara. Il muro ceduto sotto la furia del Carrione era il lotto V dei lavori, costruito a partire dal 2006: in quel contenzioso, che vede indagate 7 persone, tra progettisti, dipendenti di Palazzo Ducale e imprenditori edili, la Provincia com’è noto si è costituita parte civile, insieme a Comune e Regione.

In realtà però le contestazioni non riguardano solo il muro crollato ma anche altri lotti, come conferma Narciso Buffoni, presidente dell’amministrazione provinciale nei giorni dell’alluvione: «Lo ricordo bene, quando crollò l’argine ero stato eletto da due settimane. Il mio input fu quello di costituirci parte lesa, non solo per il lotto V ma per tutti quelli su cui erano sorti dei dubbi» spiega l’ex numero uno di Palazzo Ducale.

A seguito delle risultanze della relazione effettuata dallo studio GPA Ingegneria S.r.l. e della ricognizione su tutta l’asta del torrente curata dai tecnici della Regione Toscana, l’amministrazione provinciale ha quindi incaricato lo Studio Associato Firomini Martini, di difendere le ragioni dell’ente. A inizio anno, avendo sul tavolo tutti i rilievi tecnici, gli avvocati hanno ritenuto che i tempi fossero maturi per passare dalla fase stragiudiziale a quella giudiziale, almeno per alcuni lotti. In totale le contestazioni riguardano otto tratti di argine: in quattro casi si è passati come si suol dire alle vie legali, mentre negli altri quattro si procede - per ora - con il contenzioso stragiudiziale.

E così lo studio Firomini-Martini ha provveduto alla richiesta di risarcimento danni in sede civile con la predisposizione di tre distinti atti di citazione per i lotti dal I al III compresi, i primi a partire dalla foce del Carrione e per il lotto XI, quello che sorge tra il ponte di via Brigate Partigiane ed il ponte di via Piave a Nazzano.

Va detto che immediatamente dopo il crollo del 5 novembre, le preoccupazioni di cittadini e aziende si erano concentrate sul tratto “marinello” del torrente e anche gli abitanti di Nazzano avevano segnalato a più riprese, dubbi e timori sulla solidità delle sponde della zona. Le verifiche dei tecnici hanno almeno in parte confermato queste preoccupazioni: «Quello che posso dire è che emergono inadeguatezze strutturali progettuali, difformità dell’eseguito rispetto al progetto e inadeguatezze dell'eseguito. Noi abbiamo chiesto il risarcimento danni che però è una conseguenza della cattiva esecuzione e ovviamente abbiamo contestato anche questa» spiega l’avvocato professore Adirano Martini. Il legale precisa che l’azione legale è in una «fase preliminare» e alla domanda sull’entità della richiesta di risarcimento danni, taglia corto affermando che si tratta di una «cifra ingente».

Per altri quattro lotti, invece, la querelle resta per ora fuori dalle stanze della Procura: sono in corso infatti contestazioni stragiudiziali sul lotto VII, situato tra il ponte della ferrovia e quello di via

Giovan Pietro ad Avenza, e poi su tre tratti di argine nella zona di Nazzano, il numero IX tra il ponte sull’Aurelia e la località Fiorino, quello subito a monte, il numero X, che arriva fino a via Brigate Partigiane e il lotto XII tra il ponte di via Piave ed quello di via Marconi a Nazzano.

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