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Portati via dalle cave oltre 3 milioni di tonnellate di marmo

I dati del 2016: estratti meno blocchi e scaglie bianche Resta irrisolto il problema dello smaltimento delle terre

CARRARA. Nel 2016 dalle cave sono state estratte 3,2 milioni di tonnellate di marmo. Un numero sostanzialmente stabile rispetto agli scorsi anni con una lieve flessione nel quantitativo di blocchi e di scaglie bianche. È la fotografia che è emersa ieri mattina durante la seduta della commissione Marmo in cui l'ufficio competente ha presentato il calcolo dello scorso anno con dati aggregati.

I numeri sono in linea con le attese con un lieve calo dell'estrazione dei blocchi passati dalle 922 mila tonnellate del 2015 (erano 917 mila tonnellate nel 2014) alle 868 mila tonnellate del 2016 così come c'è stato un calo nelle scaglie bianche passate da 1,3 milioni a 1,2 milioni.

La partita è invece tutta aperta per le terre. Il problema dello smaltimento va avanti da anni e nel 2016 ha risentito particolarmente del calo della domanda del mercato dovuta alla parallela diminuzione di grandi opere in cui viene richiesto il materiale di cava per riempimenti.

Ma le terre non possono restare in cava per ragioni di sicurezza idrogeologica del territorio sebbene al momento «non ci siano evidenze di rischi idrogeologici delle terre presenti in cava», come ha spiegato il dirigente Antonino Criscuolo. Si assiste pertanto ad una reazione duplice. Da una parte il Comune potenzia i controlli («sono state fatte sanzioni e emessi provvedimenti per le terre», assicura il dirigente) anche con l'arrivo di un geometra in più nell'ufficio marmo, dall'altro le aziende cercano di immettere nel mercato gli scarti di produzione attraverso procedura di vagliatura in cava delle terre.

Tradotto: vagliando con macchinari specifici le terre diminuisce la quantità di "semplice" terra (pari a 97 mila tonnellate), aumentano le scaglie scure (150 mila tonnellate in più nel 2016 rispetto al 2015) ed è stata inserita per la prima volta la categoria del "pietrisco" cioè pietre che hanno una dimensione che va da 40 a 150 millimetri. Non certo una risposta al problema terra anche per il potenziale rischio idrogeologico connesso.

Anche se per il dirigente i recenti interventi di messa in sicurezza avrebbero ridotto il rischio sull'asse del Carrione, non per la consigliera Claudia Bienaimè che attacca: «Prima o poi farò quella cosa che ho detto tante volte: vado a colorare le pietre dei vari bacini con colori diversi e poi vediamo se nel Carrione non finiscono le pietre delle cave. Vi dico di più. Con i colori sulle pietre vi dirò anche da che bacino arrivano».

La vagliatura in cava delle terre fatto dalle aziende apre nuovi scenari per le aziende al punto che il nascente consorzio "Carrara Marble Way" ha chiesto al presidente della commissione Cristiano Bottici di essere ascoltato in commissione per presentare un loro progetto per la gestione delle terre e per le scaglie.

L'incontro sarà fissato per la prossima settimana. Peraltro la maggior

attenzione delle aziende verso le terre fa emergere un vantaggio per l'amministrazione: la vagliatura in cava fa aumentare la quantità di scaglie scure e ridurre le terre. Il che si traduce in un aumento del gettito per il Comune di quasi 100 mila euro l'anno.

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