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L’amore trionfa, anche in ospedale

La commovente storia di Andreina e Guerrino: insieme da 52 anni, e in reparto si inventano la corsia matrimoniale

CARRARA. A raccontarla così, per filo e per segno, sembra quasi la sceneggiatura di una puntata di quelle serie “medical” che tanto successo riscuotono in televisione. Il set però questa volta non è una sfavillante clinica privata statunitense, ma l'Ospedale delle Apuane. Sì perché in viale Mattei, nessuno potrà dimenticare la storia da film di Andreina e Guerrino. Andreina ha compiuto 73 anni lo scorso gennaio e ha festeggiato il compleanno in ospedale, dove è ricoverata ormai da un mese, tra i degenti dell’Oncologia. Al suo fianco, notte e giorno, il marito Guerrino, di un anno più vecchio di lei. Un legame speciale quello dei due coniugi, che si sono sposati il 25 aprile del 1964 e che hanno già celebrato le nozze d'oro.

E come in ogni serie tv che si rispetti, anche qui, a un certo punto arriva il colpo di scena: martedì mattina, mentre è seduto a fianco della moglie, Guerrino ha un malore. Viene immediatamente visitato e trasferito per le cure del caso tra in cardiologia. I due sposi si trovano a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altra, i medici rassicurano Andreina che però, lontana dal marito, inizia a peggiorare: «Mi sono accorto che la pressione della signora si stava alzando, cosa che non era mai successa prima» racconta Francesco Bolognini, infermiere del reparto Polispecialistico. E proprio il fatto di aver osservato con attenzione e umanità la paziente, così legata a quel marito sempre presente, ha “acceso” la lampadina nella testa dell'infermiere, che ha illustrato ai colleghi prima e medici poi la sua “ricetta” per far scendere la pressione di Andreina: riportarla prima possibile al fianco di Guerrino. Perché la terapia potesse iniziare c’è voluto qualche giorno ma alla fine, giovedì pomeriggio, i due coniugi si sono potuti rincontrare dopo 72 ore di lontananza. Onde evitare emozioni eccessivamente forti, il personale sanitario ha “avvisato” i due pazienti. Gli infermieri hanno trasportato il letto di Andreina attraverso il corrodoi del Noa, per un centiniaio di metri, fino ad arrivare alla stanza di Guerrino: il momento dell’incontro è stato senza dubbio una “scena da Oscar”.

Davanti agli occhi dei due figli, Gino e Berto, i due coniugi hanno potuto riabbracciarsi da letto a letto, scatenando la commozione di due interi reparti. «Medici e infermieri sono stati tutti straordinari…e non solo con i nostri genitori. Perché mettono la medesima cura e la stessa attenzione con ogni singolo paziente» hanno confermato i figli della coppia. Solo una storia strappalacrime? Niente affatto. L’incontro tra i due coniugi è stato il frutto di un approccio che, a Oncologia, viene portato avanti ormai da anni e che mette in primo piano il benessere non solo fisico ma anche psicologico del paziente. E che spesso porta a risultati medici tangibili. «Dopo l’incontro con il marito non solo la pressione della signora Andreina è tornata nella norma, ma la paziente si è sottoposta con maggiore disponibilità a tutta una serie di trattamenti che

nei giorni precedenti quasi rifiutava» conferma la dottoressa Mariangela Pedata ematologa che segue le degenze oncologiche. Perché, come conclude il primario di Oncologia Andrea Mambrini, «per curare davvero i pazienti, non si possono trascurare gli aspetti umani e psicologici della degenza».

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