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Massa, sorgente del Cartaro "intasata" dalla marmettola

Cinque livelli di depurazione per rendere potabile l’acqua dell’acquedotto. I grillini: "Quanto costa il sistema di filtraggio? Chi inquina deve pagare"

MASSA. «Nella sorgente del Cartaro ogni anno arrivano 400 tonnellate di marmettola» . È l’accusa che lancia Alberto Grossi, videomaker apuano, recentemente nominato ambientalista dell’anno, durante “De mundo apuano” (ciclo di incontri organizzato dal gruppo speleologico archeologico apuano). Un numero estrapolato da un vecchio dossier (risale a circa dieci anni fa) della società speleologica italiana, ma che viene confermato dalle più recenti (siamo nell’ottobre del 2013) analisi effettuate dall’Asl di Lucca nelle acque della sorgente del Cartaro, la più grande sorgente gestita da Gaia: lì, infatti, arrivano circa 7 milioni di metri cubi di acqua all’anno e l’impianto serve buona parte di Massa. Le analisi sono state effettuate proprio a monte dell’impianto di depurazione e emerge che la torbidità è 1351 quando per la potabilità il valore dovrebbe essere inferiore a 1.

Tant’è che (come Il Tirreno ha scritto più volte), per rendere potabile l’acqua proveniente da fonti vicino a cave , come nel caso della sorgente del Cartaro, si ricorre a più livelli di depurazione. Nel dettaglio: l’impianto in questione (quello dove Asl Lucca ha effettuato le analisi) riceve acque da due fonti, quella del canale del Cartaro che sta sotto il bacino industriale marmifero denominato Rocchetta, e quella alla destra orografica al di fuori dell’influenza del bacino industriale. Le acque della prima devono passare da cinque fasi, quelle della seconda da una sola. Il Movimento 5 Stelle, dopo l’incontro, torna all’attacco con un’ interpellanza rivolta al primo cittadino in cui chiede «quanto costa il sistema di filtraggio dell’acqua proveniente dalla cave», aggiungendo: «Chi inquina deve pagare».

Oggi infatti non è così: a pagare sono i cittadini stessi, con i costi in bolletta del complesso sistema di depurazione (Il Tirreno ha provato a chiedere a Gaia a quanto ammonti la spesa, ma in due mesi e svariate mail e telefonate non ha ancora ricevuto una risposta). «La presenza della marmettola nelle acque sorgive è prova evidente che non si adempie al previsto e normato smaltimento - scrive la consigliera Cinque Stelle, Luana Mencarelli -in violazione della legge come più volte segnalato da Arpat e ambientalisti».

E lo sostiene pura la Procura, che in collaborazione con la Guardia forestale, sta portando avanti una maxi

inchiesta per illeciti ambientali alle cave , in cui sta emergendo che la quantità di marmettola prodotta non coincide con quella smaltita. L’altra (buona parte) è nei nostri fiumi.

 

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