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Inchiesta sui ravaneti, sale a quattro il numero degli indagati a Carrara

Nel mirino della Procura per danni ambientali big del marmo come Gemignani & Vanelli, Fb Cave e Sam

CARRARA. E’ salito a quattro il numero degli indagati nella maxi inchiesta portata avanti dalla Procura di Massa diretta dal dottor Aldo Giubilaro; inchiesta in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, che riguarda le cave di marmo: la Forestale ha effettuato – e gli accertamenti sono tuttora in atto – controlli di tipo ambientale per verificare il rispetto nelle normative.

Gli indagati, in questa fase dell’indagine, sono Alberto Franchi e Quinto Ciuffi, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Sam, società che detiene il 30 per cento delle concessioni marmifere, controllata in parte dalla Marmi Carrara (dove siede anche la famiglia Bin Laden); Rina Brizzi, amministratrice di Fb Cave, e Carlo Vanelli della Germignani e Vanelli Marmi.

L’indagine attuale è partita su ipotesi di illeciti ambientali, e potrebbe unirsi al fascicolo già aperto per l’inchiesta sull'alluvione del 5 novembre scorso (quando crollò un pezzo di muro d’argine), nell’ambito della quale sono indagate sette persone fra tecnici della Provincia e la ditta che ha eseguito i lavori, la Elios srl di Aulla.

L'occhio della magistratura è ora puntato sui ravaneti, pendii dove si accumulano i detriti derivanti dall’attività di escavazione nei bacini marmiferi. Ravaneti che, per legge, non dovrebbero più esistere.

Nel comprensorio apuano continuano a essercene tanti (Legambiente Carrara parla di un centinaio) e continuano a quanto pare a essere alimentati con “conseguente alterazione del territorio”, come si legge nel decreto di perquisizione del sostituto procuratore, Elisa Loris, che li considera appunto “tra le possibili cause degli eventi alluvionali che hanno interessato negli anni, e anche nel novembre 2014, i Comuni di Massa e di Carrara”.

Nel mirino, c’è anche la gestione della marmettola (fanghi della lavorazione alle cave) che, in quanto rifiuto speciale, dovrebbe essere stoccata e smaltita in discarica. Ma capita che invece venga abbandonata nei piazzali di cava, o dove capita, finendo nei corsi d’acqua, con il rischio, come ha chiarito il comandante provinciale di Massa Carrara del Corpo Forestale dello Stato, Carlo Chiavacci, “che venga alterato lo stato biologico delle acque”.

L'ipotesi di reato, secondo indagine della procura, adesso è inondazione e frana colposa e l'inchiesta potrebbe coinvolgere altri imprenditori del marmo.

I controlli della Forestale sono infatti partiti da quattro cave, situate nel bacino di Miseglia, ma verranno passate al setaccio molte altre cave.

La Procura ha già in mano un elenco di cave ipoteticamente fuori legge (per quanto riguarda gli aspetti ambientali), stilato sulla base delle segnalazioni che le sono pervenute da parte di associazioni, comitati e cittadini e – si può dedurre – anche a seguito delle relazioni di Arpat (Agenzia Toscana per l’ambiente), che ha rilevato durante la propria attività di controllo, per quanto di sua competenza, irregolarità nelle attività estrattive.

Questa inchiesta, è l’ultima in ordine di tempo: il ruolo delle cave si trovava al centro anche dell’inchiesta della procura sull’alluvione del 2003, quando morì Idina Nicolai, 76 anni.

Gli indagati per omicidio colposo furono 24 e figuravano, oltre a due ex sindaci e dirigenti comunali, anche imprenditori del settore dei marmi.

La perizia dei tecnici, composta da 93 foto, dimostrava l’occupazione  sistematica dell’alveo del torrente Carrione da parte dei resti di lavorazione del marmo, con l’acqua

che era costretta a passare in mezzo a massi e detriti. Ma il processo cominciò quando la prescrizione era già alle porte e non si scoprirono mai le, eventuali, responsabilità delle cave nell'alluvione. Adesso un nuovo filone di indagini anche su questo problema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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