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La Gamundi, le cave e i mondiali a Casette

MASSA. È stata inaugurata ieri pomeriggio, nelle Stanze del Guglielmi, la mostra fotografica sulle cave delle Alpi Apuane con un “ospite d’onore”: una statua di Maria Gamundi, la nota scultrice...

MASSA. È stata inaugurata ieri pomeriggio, nelle Stanze del Guglielmi, la mostra fotografica sulle cave delle Alpi Apuane con un “ospite d’onore”: una statua di Maria Gamundi, la nota scultrice venezuelana conosciuta in tutto il mondo per i suoi nudi femminili. E’ solo uno degli eventi che l’amministrazione comunale ha voluto offrire come cornice del Campionato mondiale di corsa in montagna – che si disputerà domenica 14 settembre a Casette - “per arricchirlo e dargli un significato”, come ha fatto sapere l’assessore alle finanze, Giovanni Rutili, durante la presentazione della mostra.

All’inaugurazione hanno partecipato anche, oltre alla scultrice, il vicesindaco, Uilian Berti e l’assessore alle attività produttive, Gabriele Carioli, a dimostrazione di quanto l’Amministrazione stia puntando all’evento sportivo. L’occasione, d’altronde, è unica per la città di Massa, dove sono attesi, per questo fine settimana, fra atleti e spettatori, almeno 800 persone, per un indotto di migliaia e migliaia di euro. Per non parlare poi dell’opportunità – anch’essa unica – di poter riqualificare un sentiero di montagna di 8 chilometri.

«E’ un sentiero che verrà utilizzato per la competizione, ma che viene restituito anche alla città dopo anni di abbandono – chiarisce Rutili - E siamo riusciti a sistemarlo solo grazie agli sponsor del mondiale. Questo evento ci sta dando l’opportunità di valorizzare le nostre montagne». Anche la mostra nelle Stanze del Guglielmi ha lo scopo di valorizzare le montagne apuane. Da una parte, c’è la mostra fotografica in cui viene immortalato, in bianco e nero, il mondo del lavoro nelle cave, con le sue ruspe, i suoi operai, le fatiche e la storia. Poi c’è Soleil II, questo il nome della statua della Gamundi, una figura femminile, forse venezuelana, sdraiata. «i chiedono sempre chi siano le mie donne – commenta l’artista – ma non rappresentano persone precise: sono lineamenti di culture. Io rappresento i tre volti femminili, le tre razze che vivono nella mia terra, il Venezuela, e sono

i bianchi, i neri, e gli indios. Il marmo è il materiale che più si presta a questo tipo di sculture, perché è una pietra duttile. Il marmo è anche il motivo perché ho deciso di rimanere a vivere in questo territorio: dicono che quando la polvere del marmo di cade addosso, non te la togli più»

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