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Porto spa, ricavi per 22 milioni nel 2013 Utili distribuiti ai soci

L’amministratore delegato: nuova strategia senza scalfire il patrimonio della spa, salvaguardia dei posti di lavoro

CARRARA. Due milioni di utile netto (dopo le imposte di esercizio pari a 1,2 milioni), «con una situazione economica che sulla base di coefficienti standard settoriali dà la misura del valore di un’azienda come la Porto di Carrara spa, un’azienda solida – dice l’amministratore delegato Paolo Dello Iacono – e in grado di aggredire i mercati avendo anche molta disponibilità di cassa». Il bilancio consuntivo 2013 è appena stato approvato a maggioranza dall’assemblea dei soci, e per la prima volta è stata anche deliberata la distribuzione dei dividendi ai soci: «il 30% degli utili 2013 sono stati distribuiti agli azionisti, per farli sentire ancora più affiliati alla società». Il 14% delle quote della Porto di Carrara spa sono di azionisti privati (lavoratori attuali ed ex) e l’86% è detenuto dall’armatore Enrico Bogazzi e altre società.

Dello Iacono, questa è una nuova politica, una nuova rotta maestra?

«Sì. Diciamo che è giusto che i soci debbano godere dei frutti, e mi auguro di poter distribuire ulteriori dividendi per il 2014. La decisine della distribuzione dei dividendi cambia la strategia ma non scalfisce il patrimonio della Porto spa, che vale circa 57 milioni di euro».

Ma andiamo per ordine. Qual è il confronto con il bilancio 2012?

«C’è ancora un calo del mercato generale, sostanzialmente una stagnazione, e non si vedono all’orizzonte segnali di ripresa, ma l’utile netto di 2 milioni è un elemento positivo. C’è stata una riduzione dei ricavi di 4 milioni di euro rispetto al 2012, dovuta per oltre la metà all’annullamento del traffico che avevamo con Nieddu, e in parte dovuta non al calo dei volumi ma alla diversa tipologia dei traffici e al fare politica per attrarre nuove merci. Il ricavo consolidato del 2013 è stato di 22 milioni, quello del 2012 fu di 26 milioni ma con un utile di 1 milione e 100mila euro. Si è proceduto alla svalutazione delle partecipate più ingessate, come la Mediterraneo e altre società immobiliari (che hanno pesato per 260mila euro), per rispettare il cammino intrapreso negli anni precedenti quando si svalutarono le partecipate per oltre 3,5 milioni, in modo da adeguare al valore corrente di mercato gli assets di proprietà».

Da un punto di vista economico reddituale, e di trend del porto, come stanno andando le attività in questa prima metà del 2014?

«Il porto, pur avendo aumentato il personale in forza, di dieci unità (costi), ha conseguito un risultato economico positivo, l’auspicio è che si ripeta per il 2014, ma sappiamo che in termini di volumi e di risultati, siamo già in linea con il 2013, sempre che l’andamento dei traffici resti confermato».

La Porto può contare anche sull’attività sull’Adriatico, quella di Marghera, con la trasnped di cui detiene il 60%. Su quel versante come va?

«Il consiglio di amministrazione ha ben chiaro l’enorme investimento fatto sul terminal Marghera, per 28 milioni di euro e la società si attende che tramite i piani industriali ci possa essere il pareggio del proprio bilancio nel 2014, sperando che non ci sia ulteriore crisi nei mercati e che venga mantenuta l’attuale movimentazione merci. In Transped sono previsti ulteriori e importanti investimenti, ma ovviamente saranno condizionati dai risultati: acquisizioni di nuove aree attigue alle banchine, e di nuove aree retroportuali per la movimentazione e l’assemblaggio da parte di grossi gruppi industriali che operano nel campo della logistica. E’ la scommessa per il futuro. Questo è un momento di attesa della ripresa del mercato merci: se riprende ci saranno risultati positivi sia sul Tirreno che sull’Adriatico, relativamente alle tipologie delle merci su cui siamo specializzati. Ai nostri clienti garantiamo servizi sia a Carrara che a Marghera, a seconda della destinazione finale delle merci e dove, questo porto o l’altro, più aggrada al cliente. Celerità e qualità sono il marchio dei nostri servizi».

Qual è quindi la situazione del gruppo capitanato dalla Porto spa?

«A livello consolidato nel 2013, il ricavo del gruppo è stato di 45 milioni (quindi comprese tutte le partecipate) con un utile complessivo pari a 1,9 milioni. L’utile della sola Porto spa è stato di 2 milioni con ricavo consolidato pari a 22 milioni. Il patrimoni netto che misura il capitale della Porto è di oltre 57 milioni con 18mila azioni della società in circolazione, che vuol dire un valore medio per azione di 3mila euro. Oggi la società viaggia sugli stessi volumi di merci del 2013: al 31 maggio 2014 siamo a un più 3,5% nel movimento merci. Nel 2013 sono state movimentate 1.798.000 tonnellate totali. Speriamo di confermarle anche a fine 2014».

Quali merci “tirano” di più nel porto?

«Marmo in ripresa sia all’import (blocchi) che alle esportazioni, la parte del leone la fanno il tondino che però ha poco valore aggiunto, e il project cargo, cioè le produzioni del Nuovo Pignone che hanno un alto valore aggiunto. Siamo in linea con il 2013».

State anche razionalizzando i costi?

«Si. Il consiglio di amministrazione ha deliberato che due società del gruppo vengano fuse e incorporate nella Porto spa: sono la Setraport (trasporti su gomma) e la Società ferroviaria Apuo Veneta (trasporti su ferrovia): scompaiono per entrare tutte e due nella “mamma” Porto di Carrara spa».

E il personale verrà salvaguardato?

«Verrà salvaguardato tutto, concordando con le maestranze e le organizzazioni sindacali sistemi di flessibilità degli addetti. Il fine ultimo è proprio quello di preservare

maestranze e posti di lavoro: con i 143 addetti diretti della Porto, più quelli delle due società incorporate, saliamo a oltre 160 lavoratori, più 80 a Marghera. Fra lavoratori diretti e delle partecipate, la Porto spa garantisce oltre duecento stipendi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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