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Un’altra opera rifiutata dalla mostra Croce del Redentore

Al posto del volto di Cristo è stata collocata una roccia Gli autori: «Ciò che conta è il contenuto del messaggio»

CARRARA. Esiste anche un'altra opera che è stata rifiutata alla mostra “La croce del redentore”, promossa dalla Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli che si inaugura oggi presso la Chiesa della Madonna delle lacrime: è la scultura di Sylvie Van Den Broeck, belga e Franz Messer, tedesco: lei studentessa del primo anno del biennio di scultura, lui al primo anno del triennio ed entrambi ventiseienni. La figura intera del Cristo, in marmo bianco, si caratterizza per tre tipi di lavorazione: se i panneggi della veste risultano estremamente accurati, così non è per la parte posteriore della scultura, solo abbozzata, mentre addirittura la testa è costituita da una semplice roccia.

In effetti la scultura non rappresenta la Crocifissione, ma il Cristo Risorto e questa sembrerebbe la motivazione per la quale la commissione non ha accettato l'opera.

«Non è così - afferma Van Den Broeck - dal corso di pittura è stato accolto un Cristo nella medesima posizione, al contrario credo che la nostra sia stata presa per una provocazione». Presentare Gesù senza volto insomma, non sarebbe piaciuto alla diocesi, gli studenti ne sono convinti: «Il nostro lavoro - prosegue Sylvie Van Den Broeck - è una ricerca fatta su due fronti: da un lato abbiamo voluto dare il senso di quella che è la lavorazione del marmo esaltando il materiale, dall'altro offrire un'interpretazione del significato più profondo della fede cristiana». L'opera risentirebbe di una mistica più vicina al Cristianesimo delle origini, dal quale si svilupparono poi, oltre al Cattolicesimo, anche correnti minoritarie, che rifiutano di raffigurare l'immagine del dio col timore di cadere nell'iconoclastia: «Credo che il Cristianesimo abbia bisogno di fuggire dalle apparenze - prosegue Van Den Broeck - curare maggiormente l'animo e insegnare ai suoi fedeli che il fondamento non risiede nella bellezza della raffigurazione, bensì nel contenuto del messaggio del Redentore». Un invito alla meditazione e all'ascesi insomma, quello che hanno voluto lanciare i due studenti: disfarsi di ogni velleità e di ogni orpello per dedicarsi ad una riflessione più profonda.

Il professor Chiapello: ecco perché l’esclusione. Intanto, in una nota, il professor Giovanni Chiapello scrive: «Leggo lo scritto degli studenti esclusi dalla mostra “La Croce del Redentore” e invio questa breve replica solo per puntualizzare un paio di cosette. Non intendo entrare nel merito del valore artistico dell’opera esclusa, voglio solo precisare che gli studenti stavano partecipando ad un concorso indetto dalla Curia Vescovile di Massa per la realizzazione di una Croce o di un Crocifisso, i cui termini formali e contenutistici erano stati chiaramente indicati dai responsabili della Curia nei vari incontri tenuti in Accademia. Dato che l’opera presentata dai due studenti rappresentava una donna in piedi con le braccia aperte, come già a suo tempo ho avuto modo di dire loro, personalmente trovavo (e ancora trovo) scarsa attinenza tra questa scultura e la commissione: per fare un esempio, uscendo dall’ambito specifico del tema sacro, sarebbe come se qualcuno commissionasse ad un artista il ritratto di Garibaldi e gli venisse recapitato quello di Anita, senz’altro un gran donna ma sicuramente meno significativa, almeno in quanto a barba... Forse era compito del docente spiegare meglio agli studenti il significato del termine “commissione” e che un artista può (o meglio deve) offrire la propria interpretazione personale di un tema ma deve anche sapere accettare, come in questo caso, le critiche motivate e in assoluta buona fede, non certo dettate da bigottismo o dalla facile propensione a scandalizzazrsi da parte di chi scrive, il quale di mostre “shock” e di opere dall’intento dissacratorio nell’ormai (purtroppo) non più breve esistenza ne ha viste a iosa. Comunque ai

ragazzi voglio dire di continuare a cimentarsi con impegno nella scultura: molti, prima di loro, sono stati esclusi da mostre e concorsi da giudici mediocri e non per questo, o forse proprio per questo, sono poi diventati grandi artisti. Glielo auguro di cuore. Con affetto, Giovanni Chiapello».

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