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Una mucca colpita da Tbc: abbattuta

Chiusi i distributori automatici di latte crudo ma è solo una coincidenza. L’Asl precisa: nessun rischio per la salute

MASSA. Caso di Tbc su una mucca di un allevamento che si trova alla periferia della città L’animale è risultato positivo alla prova intradermica della tubercolosi che periodicamente gli operatori della Unità operativa Sanità animale dell’Asl compiono a scopo profilattico sui capi di animali da allevamento presenti sul territorio. La mucca contagiata dalla tbc è stata subito isolata dal resto dell’allevamento e macellata. Dagli accertamenti dell’Asl è risultato soltanto quel caso di contagio: tutti gli altri bovini dell’allevamento (una trentina di capi) sono, invece, risultati sani.

L’allevamento è stato posto immediatamente in “blocco ufficiale”, il che vuol dire che nessun animale può entrare od uscire dai recinti dell’allevamento. Le carni macellate della mucca sono ora stoccate in celle frigorifere in attesa di accertamenti diagnostici di laboratorio mirati a confermare l’esistenza della malattia e a identificare l’agente patogeno. il bovino colpito da tubercolosi non era in “lattazione”, ossia non produceva latte e, dunque, non vi sono rischi per coloro che hanno consumato il latte prodotto dall’allevamento. A scopo precauzionale, tuttavia, il latte di tutti gli animali (ripetiamo: sani) non viene destinato al consumo umano.

In tutti i controlli compiuti negli anni scorsi – sottolineano i veterinari dell’Asl – l’azienda è sempre risultata indenne da malattie e ha mantenuto standard sanitari ed igienici elevati.

La vicenda, assicurano dall’Asl, non suscita allarmi: si tratta di un caso di tubercolosi individuato e isolato senza che vi sia stato alcun rischio per i consumatori. Il fatto, però è che proprio in questi, per coincidenza, i distributori automatici di latte che si trovano in città (uno alla “Misericordia”, l’altro vicino al Carrefour) e ad Avenza e Montignoso, sono chiusi, cioè non forniscono latte.

Sugli erogatori è stato apposto un cartello che dice: “Per problemi tecnici legati al funzionamento della macchina l’erogazione del larre è momentaneamente sospesa. Ci scusiamo per il disagio”.

Facile dunque, da questa coincidenza, sospettare che tra il caso di tbc e il blocco degli erogatori di latte ci sia una relazione diretta, cioè che il servizio sia stato sospeso per evitare di distribuire latte potenzialmente infetto.

Le cose, però, va chiarito, non stanno per niente così. Le “casette” del latte fresco sono state chiuse perchè l’azienda ha avviato una ristrutturazione della produzione. Si sta attrezzando per produrre yogurt e formaggi, trasformandosi cioè in un caseificio a km zero. In questa strategia di allargamento e diversificazione del prodotto, visto che i latticini si fanno con latte pastorizzato, ha deciso di passare al latte pastorizzato anche nella fornitura di latte ai distributori automatici. Per fare questo, sono necessarie modifiche agli erogatori che sono, appunto, in corso. Il caso ha voluto poi che proprio in questi stessi giorni capitasse la “tegola” della mucca malata di tbc: le due cose si sono sovrapposte ma non sono l’una causa

dell’altra.

Anche se, indubbiamente, la scelta di passare al latte pastorizzato risponde anche a ragioni di sicurezza: il latte crudo è più “sensibile” a variazioni di temperatura e ad altri fattori, mentre la pastorizzazione ha una funzione stabilizzante.

Claudio Figaia

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